Mamma ladra per disperazione: “Ecco perché ho rubato latte e carne per mia figlia”
E' di qualche giorno fa la notizia che a Cagliari dieci donne – per protestare contro il taglio dei sussidi da parte del Comune – si sono introdotte all'interno di un supermercato ed hanno rubato beni di prima necessità. Non è la prima volta che accade: la crisi ha portato con sé la disperazione e la necessità, in alcuni casi, di commettere reati pur di garantirsi la possibilità di sopravvivere. Come è successo nellìottobre scorso a Leda, disoccupata milanese piena di debiti che, per la prima volta in vita sua, ha deciso di violare la legge e rubare in un supermercato: un paio di scarpe per la figlia, del latte e della carne, poi panolini e formaggio. Racconta a Repubblica: "è stata una pazzia. Ma quando sei disperato, quando non hai niente per sfamare tua figlia che ha solo due anni e mezzo, si fanno anche delle cose stupide, pericolose, che possono avere gravi conseguenze".
Leda lavorava saltuariamente: era riuscita a ottenere un paio di contratti della durata di tre mesi come scodellatrice nelle mense scolastiche, ma ben presto è stata messa da parte. Non avendo soldi da parte, ha iniziato a pensare a una soluzione d'emergentra. A ciò si aggiunga che suo marito e padre della bambina da qualche mese è in cassa integrazione. A quel punto la paura di non farcela, la necessità di provvedere ai bisogni primari della figlia, hanno avuto la meglio: "Ero con una mia amica nelle mie stesse condizioni. Siamo andate al Fiordaliso di Rozzano. Prima abbiamo riempito una borsa con i vestiti per i nostri bambini, poi siamo andate al supermercato a prendere il cibo. Era la prima volta che lo facevamo. Non ci abbiamo nemmeno pensato alle telecamere. Quando abbiamo preso la direzione dell’uscita, ci ha fermato un addetto della sicurezza e ci ha portato in una guardiola. Fra tutte e due avevamo roba per circa 500 euro. Non abbiamo potuto negare".
La direzione del supermercato ha soprasseduto e compreso la situazione. I titolari degli altri negozi derubati tuttavia non hanno voluto transigere ed hanno sporto denuncia. Leda è stata processata per direttissima e condannata a sei mesi con la condizionale. Per fortuna non è scattato l'arresto, ma l'umiliazione è stata enorme: "Sia io sia la mia amica siamo state indirizzate agli assistenti sociali del Comune. Abbiamo raccontato la nostra storia e ci hanno aiutate. Io in particolare sono stata avviata al Celav, il Centro di avviamento al lavoro, per cercare di costruire un percorso di reinserimento".