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Luana D’Orazio morta sul lavoro un anno fa, il ricordo del fidanzato: “Così penso a suo figlio”

Il 3 maggio di un anno fa moriva Luana D’orazio: l’operaia di 22 anni rimase intrappolata nell’orditoio a cui stava lavorando in un fabbrica tessile di Montemurlo. Oggi una messa in suo ricordo.
A cura di Susanna Picone
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Luana D'Orazio
Luana D'Orazio

È passato un anno dalla morte di Luana D’Orazio, la giovane operaia pistoiese rimasta uccisa a 22 anni in un incidente nella fabbrica tessile di Montemurlo in cui lavorava. In programma per il pomeriggio di oggi una funzione religiosa in ricordo della giovane donna, che ha lasciato un figlio piccolo: la messa sarà celebrata alle 18 nella chiesa di Santa Maria Assunta a Spedalino, frazione di Agliana, nella piana pistoiese. Ma sono giorni che i familiari e gli amici di Luana D’Orazio stanno ricordando la giovane scomparsa il 3 maggio dell’anno scorso. Tra questi il fidanzato Alberto, che al Corriere ha raccontato come ha saputo della tragedia un anno fa e di come ancora oggi vive l’assenza della ragazza. “Quando sono da solo divento triste, dopo un anno non accetto, ma concretizzo che non torna. Che i progetti che avevamo insieme, come la convivenza, non si potranno realizzare. Fa male. Un conto è la convivenza, un altro conto è andare a pregare da lei al cimitero”, le parole del giovane, che ogni giorno da un anno va sulla tomba di Luana.

E lui continua a prendersi cura di Alessio, il figlio che Luana D’Orazio aveva avuto da una precedente relazione: “A lui non faccio mancare niente. Il bimbo deve crescere e bene, lei vorrebbe questo. Tutte le sere stacco dal lavoro e vado da lui. A dire il vero mi chiede poco di Luana, tende a cambiare discorso quando ne parliamo per caso. Non so cosa provi davvero. Provo solo a fare per lui tutto ciò che Luana si aspetterebbe”.

Nei giorni scorsi, in occasione del Primo maggio, aveva parlato anche la mamma di Luana, Emma Marrazzo, dicendo che “sul lavoro c'è una vera e propria guerra” e “quindi i lavoratori cosa hanno da festeggiare?”. Luana D’Orazio fu risucchiata nell'ingranaggio dell'orditoio a cui era addetta. Macchinario al quale, secondo l'inchiesta della procura di Prato, sarebbe stati disattivati i dispositivi di sicurezza. "Spero che si riesca ad ottenere qualcosa – così la mamma parlando del suo impegno perché i luoghi di lavoro diventino più sicuri -. Io sarei contenta se mettessero le telecamere sul posto di lavoro", per avere più controlli e vedere cosa accade. Il processo per stabilire le responsabilità per quanto accaduto il 3 maggio 2021 è in corso. Accusati di omicidio colposo e rimozione dolosa delle cautele del macchinario la titolare dell'azienda Luana Coppini, il marito di quest'ultima Daniele Faggi e il tecnico della manutenzione.

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