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Luana D’Orazio, l’appello del fidanzato: “Non dimentichiamoci di lei e di tutti i morti sul lavoro”

A tre anni dalla morte di Luana D’Orazio il suo fidanzato ha lanciato una campagna sui social “perché non ci si dimentichi non solo di lei, ma anche delle persone prima di lei, dopo di lei e che tutt’ora continuano a morire sul posto di lavoro”.
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A cura di Davide Falcioni
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Luana D'Orazio
Luana D'Orazio

Il prossimo 30 giugno Luana D'Orazio avrebbe compiuto 30 anni. Quel compleanno, però, non potrà festeggiarlo perché il 3 maggio del 2021 è rimasta uccisa in un incidente nella fabbrica tessile di Montemurlo (Prato) in cui lavorava. A tre anni di distanza da quella tragedia il suo fidanzato, Alberto Orlandi, ha affidato a un videomessaggio su Facebook un ricordo della sua compagna e soprattutto il lancio di una campagna social "perché non ci si dimentichi non solo di lei, ma anche delle persone prima di lei, dopo di lei e che tutt'ora continuano a morire sul posto di lavoro (nel 2023 2/3 al giorno)". Un'iniziativa lodevole in un Paese in cui, nel 2022, i morti sul lavoro in Italia sono stati 1090. 

La campagna social di Orlandi consiste nel postare il 30 giugno una foto qualsiasi di Luana usando l'hastag #tusorridisorridisempre. "Salve a tutti. Come molti di voi sanno sono il compagno di Luana D'Orazio, la ragazza che il 3 maggio ha perso la vita sul posto di lavoro, in una ditta tessile a Montemurlo, in provincia di Prato. Per fare un riassunto veloce, Luana è stata completamente stritolata, distrutta da un macchinario, il quale, da quanto è venuto fuori dalle perizie, era completamente manomesso per poter produrre di più. Gli indagati per questo fatto sono tre, la titolare, il marito, dichiarato titolare di fatto, e il manutentore. Ai primi detti è già stata data una condanna di 2 anni a una e un anno e mezzo all'altro, con sospensione di giudizio, quindi praticamente niente. Alla ditta una multa di 10.300 euro. Mentre per il manutentore è in corso il processo. Dico questo per far capire come va veramente l'Italia oggi, un Paese che si basa sul lavoro. Sappiamo bene che le condizioni di lavoro non sono per niente sicure, per fortuna non ovunque, ma nella maggior parte dei casi si lavora senza sicurezza, proprio per poter produrre di più".

Da qui la richiesta di porre maggiore attenzione al tema della sicurezza sui luoghi di lavoro: "Il prossimo 30 giugno, Luana avrebbe compiuto 25 anni, anzi compirà 25 anni, perché lei vive ancora e ci dà la forza per andare avanti. Il suo primo compleanno senza di lei abbiamo deciso di portare avanti un hashtag, #tusorridisorridisempre, e quest'anno ho deciso di riproporre la stessa cosa. Il problema fondamentale non sono le aziende che lavorano senza sicurezze, bensì lo Stato, che permette tutto ciò e non dà modo che ci sia una giustizia, perché conviene più far morire un dipendente che far chiudere un'azienda. I numeri parlano chiaro, nel 2021 ci sono stati 1.404 morti sul posto di lavoro, se tutte queste morti avessero avuto una giustizia vera, 1.404 aziende per forza di cose sarebbero chiuse, e invece niente, andiamo avanti come se nulla fosse successo. Questo perché almeno l'azienda può continuare a pagare le sue tasse, i dipendenti rimasti continuano a pagare i contributi, e chi muore ormai è morto, qualcuno pagherà un risarcimento".

"Penso sia arrivata l'ora di dire basta a tutto ciò, chi sbaglia deve pagare – conclude Alberto Orlandi nel filmato – A chiunque sia disposto ad aiutarmi chiedo di perdere pochissimi secondi per condividere questo video, e il 30 giugno, fare una storia, prendendo una foto qualsiasi di Luana dal suo profilo, usando l'hashtag #tusorridisorridisempre, e taggando anche me, così ho la possibilità di poter ricondividere e poter ringraziare ognuno di voi. È una battaglia molto difficile da portare avanti, ma insieme ce la possiamo fare".

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