"Che Dio vi benedica", così termina la mail del 23 febbraio, in piena emergenza Coronavirus, che il direttore del Pronto soccorso di Lodi, Stefano Paglia, ha inviato a tutti i dipendenti, prima tenuti a casa, poi richiamati immediatamente al lavoro. E chi non ha ancora eseguito il tampone? È invitato a farlo, ma non si specifica se deve rimanere a casa o no. E di fatto, visto il caos in cui da giorni versa il Pronto soccorso di Lodi, e la carenza di personale, al lavoro ci va, con timore. "Come può circolare una mail del genere? Con "Dio vi benedica"? Niente contro Dio e chi crede, ma cosa significa?"

Fanpage.it trascrive in esclusiva il testo integrale della mail:

Lodi 23/02/2020

In considerazione di quanto sotto riportato dispongo l’immediato rientro in servizio di tutti gli operatori sanitari in quarantena con tampone negativo secondo nuova programmazione dei turni

I dipendenti in quarantena con tampone in corso attendano l’esito dell’esame.

I dipendenti con tampone positivo dovranno immediatamente interrompere il servizio e darne comunicazione al referente die turni

Tutti gli operatori in quarantena che non hanno ancora eseguito il tampone sono tenuti a contattare immediatamente il 112 e specificare che sono operatori dell’area di emergenza e che necessitano di eseguire il tampone per rientrare in servizio. Il tampone sarà eseguito da ATS (numero verde 800894545 info)

Tutti gli operatori che hanno aperto una malattia sono ugualmente autorizzati al rientro in servizio (quando verrà loro detto dal referente dei turni) interrompendo la malattia con la prima timbratura in ingresso.

Per i Medici attenersi a quanto disposto da Giulia Acquistapace che aggiornerà il tabellone turni in tempo reale sostituendo di volta in volta gli operatori qualora fosse necessario.

Per gli infermieri Aurelio Farina

Ricordo a tutti i doveri e gli obblighi dei Pubblici Ufficiali in servizio

Che Dio vi Benedica

Stefano Paglia

DSC PS ASST

 

La disposizione di tornare al lavoro viene dall’alto, dal direttore generale dell’ASST di Lodi, Massimo Lombardo: l’ordinanza del Ministero della Salute del 21 febbraio 2020, G.U. 22 febbraio, con oggetto "Ulteriori misure profilattiche contro la diffusione della malattia infettiva COVID-19" è in fase di revisione, intanto, tutti al lavoro.

"Tutto ciò rivela la fragilità dell’Azienda ospedaliera" commenta Stefano Lazzarini, segretario della Confsal (Confederazione generale dei Sindacati Autonomi dei Lavoratori) di Lodi, "non si può andare a zig zag, prima mandare a casa i dipendenti che si ritiene essere entrati in contatto, poi richiamarli. Come può circolare una mail del genere? Con "Dio vi benedica"? Niente contro Dio e chi crede, ma cosa significa? Ci sono stati contagi o no all'Ospedale di Lodi? Lo neghino pubblicamente in maniera ufficiale. Perché non vogliono rendere zona rossa Lodi? Quali sono le motivazioni politiche dietro?Non possono chiedere ai lavoratori di lavorare nel caos e in un clima omertoso. Lo abbiamo intervistato:

Cosa rimproverate all’Azienda ospedaliera di Lodi?

Se è vero che ci sono tutti questi infermieri in quarantena, e la stessa disposizione del direttore Paglia contempla dipendenti risultati positivi al test del tampone, allora significa che il contagio c’è stato ben prima che uscisse la notizia del dipendente dell’Agenzia delle Entrate riportato dai giornali come “primo caso a Lodi".

Conferma quindi la carenza di personale al Pronto soccorso di Lodi?

Certo, visto che molti, appunto, sono a casa, hanno anche aperto un bando di assunzione straordinaria anche per i pensionati. Trenta euro il compenso orario onnicomprensivo. Basta essere in possesso del titolo di infermiere, avere maturato un'esperienza di almeno 6 mesi in strutture pubbliche o private, e non essere attualmente dipendenti. Stesso caos al Pronto soccorso di Codogno.

Intanto ai dipendenti che non hanno ancora fatto il tampone viene chiesto di presentarsi all'ospedale?

Sì, con le buone e con le cattive.

Voi sindacati vi state riunendo. Cosa chiedete? 

Invochiamo una ispezione ministeriale, e alla fine di tutto ciò, sarà nostra premura, attraverso un’azione legale, rendere noto alla Procura della Repubblica. La situazione aziendale, da Codogno a Lodi, è gestita con un pressapochismo da esordienti, nemmeno dilettanti.