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Lilia, massacrata e uccisa dal compagno con 85 coltellate: “Mi sono sentito provocato”

Tra le 85 e e 90 pugnalate, una furia incontrollata quella che ha portato alla morte lo scorso 23 settembre di Lilia Patranjel, assassinata a Spinea dal compagno Alexandru Ianosi, ora in carcere e dove ha già tentato di uccidersi: “Devastato dai sensi di colpa”.
A cura di Biagio Chiariello
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 Tra le 85 e e 90 pugnalate. Ha un numero la furia del femminicidio avvenuto lo scorso settembre a Spinea, in provincia di Venezia. Il corpo di Lilia Patranjel è stato colpito almeno ottantacinque volte dal compagno Alexandru Ianosi, 35enne romeno, saldatore della Piping System di Mirano. Lo confermano gli esiti dell’autopsia sul corpo della sventurata: una violenza inaudita, come già aveva confermato il medico legale, evidenziano come quelle coltellate fossero state tante da quasi staccare un braccio alla donna. Anche se sono bastati due colpi – al torace e addome – per uccidere la donna.

Per Ianosi si prospetta un processo davanti alla Corte d’assise per omicidio aggravato dal vincolo della convivenza. L'uomo una settimana dopo il delitto aveva cercato di togliersi la vita piantandosi un manico di scopa nell’occhio e il suo avvocato racconta di come stia lentamente riacquistando lucidità:

"È sconvolto per quanto ha fatto, specie ora che se ne rende conto completamente – spiega il legale Francesco Neri Nardi – Fortunatamente sembra che abbia rinunciato al suo proposito di farla finita".

Lilia e Alexandru vivevano insieme da circa cinque anni, ma le violenze si erano già verificate e la donna le aveva denunciate alle forze dell'ordine, salvo poi ritirarle. Ma quel 23 settembre, pare avesse preso una decisione senza tornare indietro. Voleva andare via.

Non ci è riuscita. L’uomo si sarebbe scagliato contro di lei, massacrandola. Quindi ha chiamato i soccorsi.

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"Venitemi a prendere, ho ucciso la mia compagna...". Il 35enne avrebbe poi ammesso di essersi sentito "provocato" da una frase della donna e da lì avrebbe perso la testa. "Non capisco perché l’ho fatto, sono semplicemente devastato dai sensi di colpa. Dopo averla uccisa ho un vuoto di memoria, sono svenuto" aveva confessato entrando in carcere. Secondo l’avvocato Neri Nardi non sarebbe neppure un gesto premeditato, visto il numero elevatissimo di coltellate che provano una furia improvvisa e non calcolata

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