Leo e quel pallone donato al Papa, la mamma racconta com’è andata: “Ha chiesto di darlo a un altro bambino”

"Caro Papa, sono super emozionato di incontrarti! 10 anni fa la mia storia è iniziata qui a Lampedusa. Ero da solo e avevo perso tutto, soprattutto la mia mamma. Mi dicono che ho smesso di piangere solo quando mi hanno dato un pallone fatto di carta, da quel giorno il pallone è rimasto nel mio cuore e io non ho mai smesso di giocare. Spero tanto che questa palla che ti regalo adesso possa arrivare a un altro bambino e farlo felice proprio come me. Grazie, Leo".
Ha scritto così il piccolo Leonardo nella lettera consegnata sabato a Papa Leone XIV alla Porta d'Europa, dove si sono incontrati durante la visita del pontefice a Lampedusa. Sopravvissuto a un naufragio dove ha perso la madre biologica; Leo, così come lo chiama la sua mamma adottiva, vive oggi in Italia dove passo dopo passo ha ricostruito il suo nucleo d'amore.
Abbiamo parlato con Maria Elena Poderati, la donna che undici anni fa decise di aprire il cuore a questo bimbo, proprio dopo l'incontro con Papa Leone.
L'incontro di sabato è stato sicuramente molto emozionante. Come è avvenuto? Vi ha parlato? Ho visto che gli è stata consegnata anche una lettera.
L'inizio è stato abbastanza emozionante, ma anche molto naturale rispetto a come l'avevo immaginato in questi giorni. È stato un incontro semplice e umano. Il Papa si è avvicinato a noi per salutarci e Leo gli ha dato il pallone. Poi gli ha letto la lettera e sono andati insieme alla Porta d'Europa. Il Papa ha detto a Leo che era molto contento di condividere questa esperienza con lui.
Che cosa rappresenta esattamente questo pallone per Leo?
Il pallone, come ha scritto anche nel biglietto, è legato al suo arrivo a Lampedusa. Quando è sbarcato, ha trovato conforto in una palla di carta che gli avevano dato. E da quel momento in poi, di fatto, il pallone è diventato il suo unico oggetto di gioco. Oggi pratica anche sport, gioca a calcio.
Quindi è stata una sua idea? Ha deciso lui di fargli questo dono?
Sì, ha pensato che potesse essere il simbolo che meglio lo rappresenta. Ha chiesto al Papa di regalarlo a un altro bambino, in modo tale da potergli donare la stessa gioia che ha ricevuto lui quando ne ha avuto uno.
Quanti anni ha Leo oggi?
Undici.
Ha voglia di ricostruire un po' la sua storia?
Lui è arrivato 10 anni fa a Lampedusa, dopo un naufragio in cui ha perso tutto. A distanza di un mese dal suo arrivo i giudici ce lo hanno affidato. È nata così la nostra famiglia.
In quel viaggio Leo ha perso la madre. So che appena sbarcato fu soccorso dal medico Pietro Bartolo, è corretto?
Sì, esatto. Il dottor Bartolo si rese conto che era ancora vivo, mentre la madre purtroppo non ce l’ha fatta, e si prese cura di lui.
Di dove è originario?
Del Ghana, ma ha perso tutta la sua famiglia.
Com'è stato ricostruire questa famiglia dopo una tragedia simile?
È stato letteralmente un "mattone dopo mattone". All'inizio per lui questa storia era quasi come una favola, ma poi, crescendo, è diventata sempre più strutturata. Con la consapevolezza si realizza e si affronta l'ingiustizia di quel viaggio che ha dovuto affrontare da così piccolo.