Nelle quindici pagine di una bozza di romanzo c'è, forse, la spiegazione del delitto di Lecce. Si tratta di un altro documento (oltre il diario) acquisito negli atti delle indagini sul duplice omicidio di Daniele Da Santis ed Eleonora Manta. Quindici pagine manoscritte, buttate già tra dicembre dell'anno scorso e agosto, nella stanza dove probabilmente Antonio De Marco si rifugiava a rimuginare sui presunti torti subiti dalle sue vittime.

Il racconto, farcito di personaggi di fantasia giunti da mondi lontani e dotati di poteri speciali, si basa sulle gesta del protagonista, Vendetta, un alterego di Marco.' Vendetta', al contrario Di Antonio De Marco non è passivo, è un uomo d'azione. È un giustiziere, una specie di supereroe in grado di vendicare torti e soprusi subiti. Inutile dirlo, Vendetta alla fine prevale sui suoi antagonisti che diventano suoi alleati e vince.

Le avventure di ‘Vendetta' non hanno niente in comune con i fatti accaduti in via Montello, ma allo stesso tempo dicono molto dello stato d'animo del ventunenne. Escluso dagli altri, impotente e indifeso, tanto da passare il tempo libero a fantasticare di un mondo fantastico in cui non sarebbe stato una vittima, ma un giustiziere, un vincente. Come lo erano Daniele De Santis ed Eleonora Manta, due persone risolte che si erano unite in una coppia, mentre per De Marco avere una relazione non era mai stato possibile.

L'ipotesi che, sebbene non facessero parte delle fantasticherie di quel romanzo, Daniele ed Eleonora fossero stati percepiti da De Marco come abitanti di un mondo a lui precluso, fatto di serenità, integrazione sociale, successo, sembra verosimile. In questa chiave ‘Vendetta' e De Marco potrebbero essersi sovrapposti. Per questo, per appurare se esistesse una dissociazione della identità – e per altre ragioni – gli avvocati difensori Andrea Starace e Giovanni Bellisario hanno deciso di chiedere si sottoporre De Marco a una perizia psichiatrica.