Mentre l’Italia tenta di accelerare sulla campagna vaccinale covid arrivando a somministrare ieri oltre mezzo milione di dosi in 24 ore, da nord a sud sta emergendo sempre di più il problema delle dosi AstraZeneca che le regioni hanno in frigo e non riescono a inoculare. Se all’inizio si era trattato di casi sporadici, anche perché le dosi scarseggiavano per problemi di produzione dell’azienda farmaceutica, con la maggior assiduità delle consegne le difficoltà si stanno facendo sempre più palesi col rischio di allontanare gli obiettivi imposti dallo stesso commissario straordinario Figliuolo. Nei frigoriferi delle regioni ci sono circa due milioni di dosi di questo vaccino, che rappresentano la maggioranza di tutte le dosi di tutti i vaccini disponibili (circa 3,8 milioni,) e non tutte servono ovviamente per le seconde inoculazioni.

Le paure e il limite di utilizzo di AstraZeneca

Al netto delle fiale riservate ai richiami per chi è stato già vaccinato, infatti, a pesare è l’indicazione di Aifa utilizzare il vaccino di AstraZeneca solo sugli over 60 che ha ridotto drasticamente la popolazione di riferimento ma anche le paure dei cittadini per i continui cambi di direzione delle stesse indicazioni delle autorità dopo gli allarmi derivati dai rari casi di trombosi in alcuni soggetti vaccinati con Vaxzevria. Davanti alle resistenze di qualcuno che dopo esseri prenotato rifiuta il vaccino AstraZeneca, alcune regioni quindi si sono ritrovate davanti a un grande sottoutilizzo di questo tipo di antidoto al covid-19 tanto da dover correre ai ripari per rispettare il target assegnato, andando però contro le stesse indicazioni del commissario straordinario che aveva imposto un ritmo scaglionato solo sulle classi di età.

Le Regini con più scorte di vaccino anti covid AstraZeneca

Sicilia e Campania ad esempio hanno avviato iniziative particolari proprio per distribuire quante più dosi possibili del vaccino AstraZeneca mettendo a disposizione per un breve periodo di tempo uno stock per l’intera popolazione adulta senza limiti di età. Sono i cosiddetti vaccine day che pure son stati un successo e hanno permesso in parte di aumentare la percentuale di dosi somministrate rispetto a quelle consegnate. “Per un mese abbiamo lanciato appelli agli ultra ottantenni per fare il vaccino, ma molti sono riottosi verso AstraZeneca, mentre tanti cittadini di diverse fasce di età ci invitano ad accelerare e non possiamo certo aspettare che gli incerti si convincano. Basta con i vaccini tenuti, mesi e mesi, nei frigoriferi dobbiamo andare avanti, vaccinare quanta più gente possibile” ha spiegato il presidente siciliano Nello Musumeci. In effetti la regione ha ancora 112mila dosi di AstraZeneca ferme nei frigoriferi: il 49,3% di quelle consegnate, uno dei risultati peggiori. Anche la Basilicata ha a disposizione 29.803 dosi, il 46,86% di quelle consegnate. Non va meglio la provincia di Trento che non ha ancora utilizzato il 45,49% delle fiale, mentre la Calabria il 42,49%, cioè 85.459 dosi. Va un po’ meglio altrove ma questi ritardi allontanano ancora una volta la soglia del 90 per cento delle dosi somministrate prevista dal piano vaccini nazionale.