La morte di Luca Ventre in Uruguay
24 Giugno 2021
12:36

Le morti di Luca Ventre, Attanasio e Iacovacci dimostrano che l’Italia all’estero non conta nulla

La conferenza stampa sull’uccisione di Luca Ventre da un lato segna un traguardo ma dall’altro solleva un nuovo dubbio: che ci fa un poliziotto uruguaiano dentro l’ambasciata italiana? Chi lo ha messo lì? Due sono le versioni emerse: totalmente discordanti. Certo è che Luca Ventre, Paolo Attanasio e Vittorio Iacovacci sono orfani di uno Stato che all’estero, nelle proprie ambasciate, non può permettersi guardie proprie ma aumenta del 15,7% la spesa militare in soli due anni.
A cura di Stela Xhunga
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La morte di Luca Ventre in Uruguay

Meglio tardi che mai. Dopo sei mesi dalla morte di Luca Ventre, il caso sta guadagnando l'attenzione nazionale. Si è tenuta una conferenza stampa presso la Camera dei deputati dove hanno partecipato il fratello, Fabrizio Ventre, il professore Luigi Manconi, la deputata PD Lia Quartapelle, il deputato LeU Erasmo Palazzotto, e il deputato Più Europa Riccardo Magi, tutti riuniti per dare dignità e visibilità a "un fatto sorprendentemente sconosciuto ai più". Molti i propositi:  "dobbiamo essere uniti nel sostenere le istituzioni, che devono attivarsi in modo serio e spazzare via dal tavolo qualsiasi tipo di insabbiamento", ha detto la deputata Quartapelle, bisogna "mettere al bando in tutto il mondo la tecnica di fermo prevista anche nei programmi di addestramento anche delle nostre forze dell’ordine", ha aggiunto il deputato Palazzotto, in merito al soffocamento di Luca Ventre, "vittima del codice George Floyd", come ha ben sintetizzato l'ex senatore Manconi. Eppure, al termine della conferenza, ai vecchi interrogativi se ne sono aggiunti altri. Ancora senza risposta.

Cosa ci faceva un poliziotto uruguaiano dentro l'ambasciata italiana?

Se lo sono chiesto a turno i relatori della conferenza stampa, sottolineando come la presenza della polizia uruguaiana all'interno dell'ambasciata che è "territorio italiano" sia irregolare.

Raggiunto telefonicamente da Fanpage a conferenza terminata, Luigi Manconi ha detto:

"Mi è stato riferito che la security privata, che ha un contratto con l'ambasciata italiana, ha chiesto l'aiuto di poliziotti uruguaiani che si trovavano all'esterno dell'ambasciata, quindi i poliziotti uruguaiani sarebbero stati chiamati e a quel punto sarebbe entrati all'interno dell'ambasciata. Se così fosse la cosa sarebbe legittima".

Ma qualcosa non torna. La versione riferita al professore Manconi è diversissima da quella registrata durante la nostra inchiesta. In un'intervista esclusiva a Fanpage pubblicata il 26 gennaio, l'ambasciatore italiano dell'Uruguay, Giovanni Iannuzzi, alla domanda "Perché a presidiare la nostra ambasciata c’era un poliziotto uruguaiano?" abbia risposto:

"Questo non è un territorio italiano, se un bambino nasce qui non è italiano, è un territorio che gode di privilegi e immunità. Qui c’è la sicurezza messa a disposizione da una società con cui abbiamo un contratto di guardia e vigilanza e poi, vista la situazione in questo Paese, le autorità uruguaiane hanno messo a disposizione due dei loro poliziotti che seguono le nostre direttive, ma rispondono al Ministero dell'Interno uruguaiano".

Da chi è stato messo il poliziotto? La domanda non è banale, perché dalla risposta si evincono i ruoli di coloro che erano tenuti a rispondere delle proprie responsabilità all'indomani dell'uccisione di Luca Ventre e si deducono i referenti a cui il poliziotto rispondeva nell'esercizio delle sue funzioni. Senza contare che, come emerso dall'inchiesta di Fanpage, il poliziotto figurava ancora "capo della sicurezza diplomatica" anche dopo l'uccisione del giovane Luca.

Quale che sia la risposta, dalle ricostruzioni emerge che è da circa 15 anni che nell'ambasciata italiana in Uruguay non si vede l'ombra di una guardia o militare italiano. Il motivo è presto detto: Perché costa troppo.

L'Italia ha lo stesso numero di ambasciate di Francia e Germania ma spende la metà di loro

Si poteva intuire già durante la prima fase pandemica, con le migliaia di connazionali rimasti bloccati all'estero e costretti a rimpatriare a proprie spese perché le ambasciate erano nel caos e la Farnesina non disponeva di voli e aerei bastanti per tutti: L'Italia ha lo stesso numero di ambasciate di Francia e Germania ma spende la metà di loro per effetto di una spending review che nessuno, pare sappia definire cronologicamente. L'effetto di questi tagli? La carenza, quando non addirittura assenza come nel caso di Luca Ventre, di personale di sicurezza italiano.

Luca Ventre, Paolo Attanasio e Vittorio Iacovacci orfani dello Stato 

Secondo l’ex senatore Manconi, "per quanto ci siano molte differenze, lo schema giudiziario del caso di Ventre ricorda quello di Giulio Regeni", e questo "lascia immaginare quanto sia complesso" il lavoro che aspetta i magistrati italiani. A dispetto delle difficoltà, però, le cose sembrano muoversi. Anzitutto a livello giuridico, con il sostituto procuratore Sergio Colaiocco che da Roma procede speditamente con le indagini per omicidio preterintenzionale. Poi a livello politico, con la Ministra della Giustizia Marta Cartabia che ha firmato due distinte richieste di procedimento penale: l'una nell'ambito del procedimento relativo alla morte di Luca Ventre, l'altra nell'ambito del procedimento relativo all'omicidio in Congo dell'ambasciatore italiano Luca Attanasio e del Carabiniere Vittorio Iacovacci. Grazie a queste richieste firmate il 14 giugno, l'Italia potrà perseguire legalmente gli assassini dei nostri concittadini all'estero. E non è un caso che si sia proceduto in maniera, per così dire, "cumulativa". Entrambe le uccisioni, Luca Ventre in Uruguay, Luca Attanasio e Vittorio Iacovacci in Congo, riguardano le nostre ambasciate e fanno emergere l'incredibile fragilità dell'Italia all'estero. Una fragilità che non ci si aspetta da un Paese del G7 che proprio negli ultimi due anni ha aumentato la spesa militare del 15,7% rispetto al 2019.

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