Sa benissimo cosa significhi subire una violenza sessuale e sentirsi gli occhi addosso di chi ti reputa diversa. Eppure, Sveva non si ha mai fatto un passo indietro. Anzi, si è sempre messa a disposizione degli altri, di quelli che come lei devono fare ogni giorno i conti coi pregiudizi e con i segni degli abusi ancora sulla pelle.

Questa è la storia di Sveva Basirah Balzini, ventenne di Livorno che quattro anni fa ha deciso di convertirsi all’Islam, una religione conosciuta ai tempi del volontariato nella comunità di Sant’Egidio e della relazione con un ragazzo musulmano. “Mi sono incuriosita” dice Sveva, che così ha cominciato a leggere e a capirne di più. “La prima volta che ho letto il Corano ho pianto, ma non per la felicità, per lo choc. Non è così semplice, non è letterale, ma ricco di metafore. Bisogna saper leggere fra le righe”. L’interesse verso questa religione, che poi ha scoperto essere “qualcosa di molto vicino a me”, per Sveva è sempre rimasto lo stesso, al punto di diventare una femminista islamica. In altre parole: “Il femminismo islamico va a rivedere la religione dal punto di vista teologico. È un lavoro importante perché purtroppo nei secoli dei secoli l’Islam è stato rimaneggiato in particolare da uomini”.

Non solo. Sveva, che ci ha messo un po’ per far accettare la sua scelta di conversione anche a casa (“All’inizio era vista come la pazzia di una sedicenne”), è attiva anche per il riconoscimento dei diritti Lgbt. “Non mi definisco bisessuale ma eteroflessibile – spiega – . Che vuol dire? Essenzialmente sono eterosessuale ma se trovo una persona vaginodotata, o che si identifica nel genere donna, che mi piace, mi piace a prescindere, nella sua totalità”. E questo si concilia con l’Islam? “Io credo che Allah in ogni persona veda un seme e la realizzazione dei talenti che ci ha donato è una forma di elevazione spirituale. Essere omosessuale, transessuale o queer non va assolutamente contro gli insegnamenti dell’Islam”. Lo dice Sveva ma anche alcuni autori e studiosi conosciuti nel corso del suo approfondimento sul tema.

Girare senza velo (“Se non lo porto è come se non avessi le mutande”) per lei è diventato ormai impossibile. E, ricorda, se fino a qualche anno fa la gente la fermava per strada incuriosita più che diffidente, ora è esattamente il contrario. Tanto che non mancano episodi di insulti per strada, ma anche sulla rete, dove Sveva finisce spesso nel mirino degli haters. Forse perché non tutti conoscono la sua storia: chissà che adesso non cambino idea.