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La morte dei fratellini Ciccio e Tore a Gravina

La sorella di Ciccio e Tore a 16 anni dal ritrovamento dei corpi: “Abbiamo nuove prove scottanti”

Nel giorno del 16esimo anniversario del ritrovamento dei corpi senza vita di Ciccio e Tore, i due fratellini di Gravina di Puglia, parla la sorella Filomena: “Adesso siamo in possesso di prove scottanti che portano alla verità, siamo pronti a portarle in Procura”.
A cura di Ida Artiaco
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"Adesso siamo in possesso di prove scottanti che portano alla verità, siamo pronti a portarle in Procura e ci auguriamo che finalmente giustizia sia fatta". A parlare è Filomena Pappalardi, oggi 34 anni, sorella di Cicco e Tore, i due fratellini di Gravina di Puglia, scomparsi 18 anni fa e trovati cadaveri due anni più tardi.

La donna, nel giorno del 16esimo anniversario della scoperta dei loro corpi senza vita nella cisterna della cosiddetta "casa delle cento stanze", un rudere abbandonato da tempo nel centro del paese pugliese, ha rilasciato una intervista al Corriere della Sera, in cui ha parlato di nuove prove in possesso della famiglia per fare luce su quanto successo ai suoi fratelli.

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Era il 25 febbraio 2008, quando furono ritrovati i corpi mummificati dei due fratellini, che all'epoca della scomparsa avevano 13 e 11 anni, mentre le forze dell'ordine erano al lavoro per recuperare il 12enne Michele Dinardo, caduto mentre giocava con alcuni amici.

La scomparsa di Ciccio e Tore portò a mesi di ricerche lunghe e infruttuose e all’arresto del padre, Filippo Pappalardi, rimasto in carcere per quattro mesi. La sua posizione fu definitivamente archiviata nel 2009, una volta accertata la sua totale estraneità ai fatti. Non si è mai saputo i due bambini perché si trovassero in quel posto e con chi. "La riapertura delle indagini nel 2012 – ha precisato Filomena – per noi fu una grande notizia, ma un anno dopo arrivò l’archiviazione perché, secondo i giudici, gli indizi prodotti non erano sufficienti". Ora, invece, la storia potrebbe cambiare.

Entro pochi giorni la famiglia Pappalardo potrebbe presentarsi in Procura a Bari per chiedere formalmente la riapertura delle indagini. "Ci sono persone che sanno perfettamente cosa è successo, ma hanno taciuto per anni. Voglio che venga fatta giustizia per i miei fratelli", ha aggiunto ancora Filomena.

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