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22 Marzo 2019
12:56

La Procura di Locri ha chiesto il rinvio a giudizio per Mimmo Lucano, sindaco di Riace

La Procura di Locri ha chiesto il rinvio a giudizio per Mimmo Lucano, il sindaco sospeso di Riace, piccola città calabrese diventata negli anni un modello virtuoso di accoglienza dei migranti.
A cura di Davide Falcioni
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La Procura di Locri ha chiesto il rinvio a giudizio per Mimmo Lucano, il sindaco di Riace, piccolo borgo calabrese diventato negli anni un modello virtuoso di accoglienza dei migranti. A rivelarlo è la Gazzetta del Sud. Assieme a Lucano la richiesta riguarda altri 29 indagati nell'operazione Xenia. L'udienza preliminare davanti al Gup di Locri Amelia Monteleone è fissata per il primo di aprile. Intanto è stata annullata la misura cautelare dell'obbligo di firma a Tesfahun Lemlem, la fidanzata di Mimmo Lucano, coinvolta nell'inchiesta su Riace. La sesta sezione penale della Cassazione ha accolto il ricorso della difesa e dichiarato cessata l'efficacia della misura. Alla donna, di origine etiope, vengono contestati gli stessi reati del compagno.

Il 27 febbraio scorso – pur confermando il divieto di dimora a Riace per Lucano per l'accusa di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina – la Cassazione ha annullato un altro dei capi d'accusa nei suoi confronti, quello riguardante presunte irregolarità nell’affidamento del servizio di raccolta dei rifiuti. La Suprema Corte ha dunque accolto in parte la richiesta degli avvocati Antonio Mazzone e Andrea D’Aqua, difensori del primo cittadino di Riace.

Secondo la Procura di Locri Mimmo Lucano – pur non avendo mai intascato denaro – sarebbe stato il promotore di un’associazione a delinquere che aveva l'obiettivo di commettere “un numero indeterminato di delitti (contro la pubblica amministrazione, la fede pubblica e il patrimonio), così orientando l’esercizio della funzione pubblica del ministero dell’Interno e della prefettura di Reggio Calabria, preposti alla gestione dell’accoglienza dei rifugiati nell’ambito dei progetti Sprar, Cas e Msna e per l’affidamento dei servizi da espletare nell’ambito del Comune di Riace”. Dalle accuse Lucano si è sempre difeso sostenendo che “uno degli obiettivi è stato quello di indebolire e dimostrare che Riace era come tutti gli altri. Mi hanno arrestato per questo in una Regione controllata dalle mafie e diventata la pattumiera d’Europa che qui scarica i rifiuti tossici? Devo pagare io che ho cercato di costruire un’opportunità per il mio territorio”.

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