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Speciale Europa
28 Aprile 2022
09:02

La presidente del Parlamento Ue Metsola chiede l’embargo immediato di gas e petrolio dalla Russia

La presidente del Parlamento europeo torna a chiedere l’embargo immediato di gas e petrolio dalla Russia: “L’Ue non si fa ricattare e non ha paura di Putin”.
A cura di Tommaso Coluzzi
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La presidente del Parlamento europeo non ha dubbi: "Non ci possiamo far dividere da Putin, l'Ue non ha paura di lui e della Russia". Roberta Metsola torna a parlare della guerra in Ucraina, ma soprattutto dell'embargo a gas e petrolio russo. Per la presidente è arrivato il momento di "decidere l’embargo immediato di tutte le forniture energetiche controllate dal Cremlino". E ancora: "L’energia è sempre stata un’arma politica per la Russia, uno strumento usato per esercitare la propria influenza – ha spiegato in un'intervista al Messaggero – Ma Mosca non può essere contemporaneamente un membro della comunità internazionale e un aggressore che commette crimini di guerra".

Metsola ha ricordato che una richiesta ufficiale dall'Europarlamento di embargo su gas e petrolio dalla Russia è già arrivata tre settimane fa: "L’Ue non può essere ricattata – ha detto la presidente – Al tempo stesso dobbiamo diventare impermeabili a ogni minaccia". Il che significa "diversificare le fonti energetiche, investire sulle rinnovabili, adottare nuove e più dure sanzioni nei confronti della Russia e aumentare i nostri aiuti all’Ucraina".

La presidente del Parlamento europeo ha sottolineato ancora una volta la "risposta dura" dell'Ue all'invasione russa. Sulle sanzioni, però, ha avvisato: "Dobbiamo mantenere unità e risolutezza anche rispetto alle misure che riguardano l’energia – ha detto – Il nostro obiettivo deve essere quello di azzerare le forniture di gas, petrolio, carbone e combustibile nucleare in arrivo dalla Russia".

Metsola è poi tornata sulla sua visita a Kiev e ha sottolineato la vicinanza di valori tra Unione europea e Ucraina e il sostegno del Parlamento Ue alla domanda di adesione firmata dal presidente Zelensky. Ora, però, è anche il momento di sostenere Polonia e Bulgaria, a cui è stato tagliato il gas dalla Russia, per dimostrare che i ricatti non funzionano con l'Unione europea.

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