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La pm di Ragusa si difende: “Il tentato rapimento non prevede custodia cautelare”

Ha solamente applicato ciò che la legge dispone, nulla di più. “Per chiedere una convalida del fermo eseguito dalla polizia la pena minima deve essere per legge di 2 anni. Qui siamo al di sotto della soglia minima. Non si può. E se lo chiedessimo il Gip lo rigetterebbe”.
A cura di Charlotte Matteini
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"Non voglio parlare del mio stato emotivo, ma non c’è stata nessuna solidarietà. Gli ispettori? Sto preparando il resoconto della vicenda. Se lo chiederanno è pronto. Pesano le conseguenze mediatiche. Ma io penso di avere fatto solo il mio lavoro. Come cerco di fare tutti i giorni". A parlare è Giulia Bisello, 34 anni, al suo primo incarico come sostituto procuratore a Ragusa dopo un brillante percorso di studi in giurisprudenza, laurea a Terni, concorso e tirocinio in magistratura a Roma. La trentaquattrenne Giulia Bisello non ci sta a finire nel tritacarne mediatico a causa della decisione di lasciare a piede libero Ram Lubhaya, accusato di aver tentato pochi giorni fa di rapire una bambina di 5 anni a Scoglitti, provincia di Ragusa. Questo è ciò che prevede la legge e la legge è stata applicata, si è subito difesa la donna, supportata nella decisione dal suo diretto superiore, il procuratore Carmelo Petralia, che ha dichiarato alla stampa che le decisioni prese dalla giovane pubblico ministero erano assolutamente corrette e legittime.

L'accesa polemica scatenatasi all'indomani del rilascio dell'indiano ha portato il ministro Orlando a promettere di inviare degli ispettori a Ragusa per indagare sulla corretta applicazione delle norme previste dal codice di procedura penale. Intanto, la trentaquattrenne si sente amareggiata e delusa e mai avrebbe voluto diventare così famosa e conosciuta da mezza Italia a causa di una decisione incompresa. Al momento è impegnata a scrivere una dettagliata relazione sui fatti, cercando di spiegare che cosa è accaduto e per quale motivo il rilascio a piede libero del presunto rapitore sarebbe ineccepibile dal punto di vista procedurale.

"È una questione talmente semplice. Il nostro ordinamento per alcune ipotesi di reato non prevede né il fermo né il carcere. E noi magistrati non possiamo non applicare la legge", sostiene Bisello, che prosegue spiegando – insieme al procuratore Petralia – il profilo dell'indiano accusato di aver cercato di sequestrare la bimba di cinque anni sul lungomare del paesino ragusano parlando di un uomo fastidioso, a volte, un venditore di collanine e tatuaggi sulla spiaggia, con precedenti per furti di rame, ma descrivendo un profilo poco compatibile con quello di un presunto rapitore di bambini. "Il reato per cui si può procedere è il tentato sequestro di persona, aggravato perché in danno di minore. Un reato che prevede una pena da 1 a 10 anni. Ma per chiedere una convalida del fermo eseguito dalla polizia la pena minima deve essere per legge di 2 anni. Qui siamo al di sotto della soglia minima. Ecco perché non abbiamo decretato il fermo. Non si può. E se lo chiedessimo il Gip lo rigetterebbe", proseguono i due magistrati spiegano per filo e per segno i motivi che hanno portato la giovane pubblico ministero a rilasciare l'indiano.

"Il fatto viene considerato dal codice di una gravità minima, anche se comprendiamo che tutto questo allarma i genitori, infastiditi, indignati", prosegue. Ma, dunque, quali sono i reali fatti accertati? Secondo gli inquirenti, "l’indiano si è limitato a tenere in mano la bimba per meno di un minuto, sotto gli occhi del padre che se l’è fatta subito restituire. Senza che l’indiano opponesse diniego, senza fuga. Noi procediamo pure per il reato dell’articolo 10 bis, il reato di clandestinità. Insomma, per noi è un clandestino", concludono i due magistrati.

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