Quando è andata al pronto soccorso lamentando forti dolori alle ossa Marilù Rascunà, 42 anni e mamma siciliana di 3 ragazzi, non avrebbe mai pensato che proprio in quel momento sarebbe iniziato il suo calvario. Le è stata diagnosticata una leucemia linfoblastica acuta del tipo Philadelphia positiva che nel tempo è peggiorata, nonostante i numerosi trattamenti e cure a cui è stata sottoposta. La sua ultima spiaggia è un protocollo sperimentale per il quale, però, deve volare a Tel Aviv, in Israele. Un vero e proprio viaggio della speranza per il quale la sua famiglia ha deciso di aprire una raccolta fondi online sulla piattaforma GoFundMe, dal momento che servono circa 500mila euro per realizzare il suo sogno di guarigione.

A raccontare a Fanpage.it la sua storia è il marito di Marilù, Bruno. "Era il dicembre del 2016 quando le è stata diagnosticata la malattia. Siamo andati al pronto soccorso perché lei si sentiva molto stanca e lamentava forti dolori alle ossa, soprattutto alle spalle e alla clavicola – ha ricordato -. Le hanno fatto una serie di analisi che hanno confermato che si trattava di leucemia linfoblastica acuta del tipo Philadelphia positiva, aveva i bianchi a 40mila. È stata ricoverata nel gennaio successivo e ha fatto chemioterapie per sei mesi, fino a giugno, quando ha fatto il trapianto, grazie alla sorella, compatibile al 100 per 100. Ma a settembre abbiamo scoperto, dopo accertamenti di controllo, che aveva avuto una recidiva. Ha cambiato terapia, sembrava stesse meglio ma poi di nuovo una recidiva. Ultimamente ha cominciato al Policlinico di Catania una chemio con un farmaco sperimentale, dopo una serie di ritardi da parte delle Regione Sicilia. Ma i medici ci hanno detto che ormai difficilmente funzionerà".

Come sottolinea Bruno, con il quale è spostata da 26 anni, Marilù ha continui dolori, non riesce a riposare neppure durante le ore notturne e nessuno dei medici che l'ha visitata, dalla Sicilia al San Raffaele di Milano, le ha dato molto speranze. Una possibile soluzione potrebbe essere il trattamento sperimentale delle cellule Car-T, un complesso procedimento in cui alcune cellule del sistema immunitario vengono prelevate dal paziente, geneticamente modificate in laboratorio per poter riconoscere le cellule tumorali e poi re-infuse nello stesso paziente. "Abbiamo letto la storia di Calogero Gliozzo, che proprio grazie ad un viaggio a Tel Aviv è riuscito a guarire da questa malattia, anche se all'inizio tutti lo davano per spacciato – ha concluso Bruno -. Ringrazio tutti i medici italiani, in primis il dottor Leotta, che ci ha seguiti e che è diventato parte della nostra famiglia, ma qui in Italia non ci sono i mezzi sufficienti. Spero di mettere insieme la somma che ci hanno chiesto in Israele, si parla quasi di 500mila euro. Ci hanno già mandato i preventivi, dopo che abbiamo preso contati con loro. Io farei di tutto per mia moglie, vorrei solo che avesse la salute. Gli ultimi due anni e mezzo sono stati di sofferenze di dolori continui per lei e per chi la ama. Non devo fare pietà a nessuno, voglio solo aiutarla a guarire" .