La bimba morta a Bordighera positiva alla cocaina: “Era esposta in maniera continuativa alla droga”
La bimba di appena due anni trovata morta a Bordighera lo scorso febbraio è risultata positiva alla cocaina. Dall'analisi effettuata sul capello della piccola è emerso un picco di consumo 6 volte superiore alla soglia di positività. Questo periodo sarebbe durato all'incirca quattro mesi. Nel suo complesso, i dati raccontano un consumo continuato nel tempo, tuttavia è impossibile stabilire se la sostanza sia stata somministrata o inalata accidentalmente perché presente nell'ambiente.
Questo aspetto sarà chiarito dalle indagini e un momento fondamentale sarà quello dell'incidente probatorio che si terrà domani, venerdì 16 ottobre. Un'udienza estremamente delicata perché verranno ascoltate le due sorelline della bimba, di appena 8 e 10 anni. La fase dell'incidente probatorio permetterà di acquisire una o più prove già durante le fasi delle indagini preliminari, senza aspettare il dibattimento in aula.
Secondo la Procura di Imperia, la piccola sarebbe morta in seguito ai maltrattamenti perpetrati dalla madre e dal suo compagno, il 42enne Manuel Iannuzzi. Le ricostruzioni indicano che la bimba sarebbe deceduta mentre si trovava in casa dell'uomo, e solo successivamente portata in casa della madre, da dove il genitore ha chiamato i soccorsi.
Per l'avvocata di Iannuzzi, Maria Gioffrè, le nuove analisi "forniscono un'altra immagine di questa mamma", dice a Fanpage.it.
L'avvocata: "Nel picco di consumo era sola con la madre"
L'autopsia sul corpicino della piccola aveva rivelato la presenza di numerose lesioni, e di un trauma cranico risultato poi fatale. Ora, anche le analisi tossicologiche raccontano un altro aspetto inquietante della quotidianità della bimba.
Secondo gli esperti, la piccola avrebbe assunto cocaina per un periodo di tempo prolungato. Il capello funziona come una sorta di linea temporale in cui è possibile tracciare uno storico dell'assunzione della sostanza stupefacente, e nel caso della piccola di Bordighera, questo esame sposterebbe di diversi mesi il picco di consumo.
Ne è convinta l'avvocata Giuffrè, che difende Iannuzzi insieme al collega Cristian Urbini. "Il valore minimo per la positività è dello 0,5, in questo caso il picco, pari al 2,9, e si riscontra tra luglio e ottobre, ben sette mesi prima della morte, quando il mio assistito non aveva contatti con la madre della bimba".
Nel periodo della relazione, da ottobre in poi, il valore della positività alla cocaina sarebbe stato tra lo 0,7 e lo 0,9. "Questi dati – sottolinea la legale – vanno a dare un'altra immagine della madre, perché la minore era con lei nel picco di consumo".
Anche di questo si parlerà domani nel corso dell'incidente probatorio in cui le sorelline della piccola daranno nuovamente la loro testimonianza. Sono state proprio le piccole, fin dalla prima audizione con gli inquirenti, a puntare il dito contro Iannuzzi. La sua avvocata però "rigetta ogni accusa".
Alla bimba era stato fatto fumare uno spinello di marijuana
Non solo cocaina: la bimba sarebbe entrata in contatto anche con la marijuana. In un video acquisito dagli inquirenti durante le indagini, si vede Iannuzzi intento a fare "fumare una sigaretta artigianale – contenente verosimilmente sostanza stupefacente del tipo hashish/marijuana considerato che la chiamava ‘canna' – prendendola in giro in presenza delle sorelle e della madre".
In aggiunta a questo, l’esame post mortem avrebbe individuato nei polmoni della piccola evidenti tracce di nicotina. Non compatibili con una semplice esposizione al fumo passivo, ma coerenti con un'aspirazione diretta della sostanza.