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Irruzione al quotidiano La Stampa, procura apre fascicolo: decine già identificati, anche un 16enne

Al momento si contano 36 persone denunciate per l’assalto al quotidiano La Stampa durante la manifestazione ProPal a Torino. Ci sono diversi esponenti di Askatasuna e dei collettivi studenteschi tra cui anche un sedicenne.
A cura di Antonio Palma
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La procura di Torino ha aperto un fascicolo di indagine sull'assalto al quotidiano La Stampa, durante la manifestazione ProPal di venerdì pomeriggio a Torino. Come ipotesi di lavoro iniziale si procede per i reati di danneggiamento, imbrattamento, invasione di edificio privato e violenza privata ma non sono esclusi ulteriori sviluppi nei prossimi giorni quando l'informativa completa della Digos arriverà sulla scrivania del Pm.

Sono già decine le persone identificate dalla polizia come partecipanti all'irruzione nella sede del quotidiano piemontese. Al momento si contano 36 persone denunciate tra cui diversi esponenti di Askatasuna e dei collettivi studenteschi tra cui anche un sedicenne.

La manifestazione infatti veniva seguita passo passo proprio dagli uomini della Digos che, pur non essendo riusciti a fermare l'assalto e le successive devastazioni, hanno filmato con le telecamere l'intera scena.

I video delle riprese, insieme a quelli catturati dalle videocamere di sorveglianza della redazione, sono ora al vaglio degli inquirenti che devono analizzarli per cercare di identificare i responsabili dei fatti.

Secondo la ricostruzione del quotidiano torinese, gli attivisti hanno agito a volto coperto, con passamontagna, scardinando gli ingressi come se sapessero bene come muoversi e imbrattando pareti e scrivanie e lanciando slogan contro i giornalisti.

La solidarietà al quotidiano è stata unanime ma non sono mancate le polemiche nel mondo politico dopo le parole di Francesca Albanese, relatrice speciale Onu per i Territori palestinesi occupati.

"Condanno gli attacchi di ieri alla sede della Stampa. La rabbia verso un sistema mediatico che distorce la realtà in Palestina è comprensibile, ma la violenza – anche dentro un sistema violento – finisce per rafforzare chi ci opprime. E oggi lo vediamo: le migliaia di piazze che ieri hanno detto NO all'economia di guerra, in Palestina e nel mondo, rimangono oscurate da questa singola notizia" albanese

"Molto grave che, di fronte a un episodio di violenza contro una redazione giornalistica, qualcuno arrivi a suggerire che la responsabilità sia – anche solo in parte – della stampa stessa. La violenza non si giustifica. Non si minimizza. Non si capovolge" ha replicato tra gli altri la premier Giorgia Meloni, aggiungendo: "Chiunque cerchi di riscrivere la realtà per attenuare la gravità di quanto accaduto compie un errore pericoloso. La libertà di stampa è un pilastro della nostra democrazia e va difesa sempre, senza ambiguità".

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