Inchiesta sui pizzini di Bagarella dal 41 bis, l’interrogazione del M5S a Nordio: “Evidente problema di sicurezza”

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A cura di Redazione
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Dopo l’uscita dell’inchiesta di Fanpage.it “Pizzini dal 41 bis” la deputata del Movimento 5 Stelle Stefania Ascari ha presentato un’interrogazione al ministro della Giustizia Carlo Nordio.

di Giulia Ghirardi e Giorgia Venturini

Dopo l'uscita dell'inchiesta "Pizzini dal 41 bis" non sono mancate le reazioni. Si è attivata la Commissione Parlamentare Antimafia che farà le adeguate verifiche. Intanto tramite la deputata del Movimento 5 Stelle Stefania Ascari è stata presentata un'interrogazione al Ministro della Giustizia Carlo Nordio perché venga fatta luce su come sia stato possibile che alcuni appunti del 2025 di Leoluca Bagarella, cognato ed erede di Totò Riina, siano usciti dal carcere duro di Sassari dove il boss sta scontando 13 ergastoli. Come confermato a Fanpage.it, lo stesso farà a breve anche il Partito Democratico.

Intanto nella giornata di ieri 9 settembre è intervenuto l'avvocato di Leoluca Bagarella, il legale Luca Cianferoni, che all'Ansa ha precisato: "Non ne so niente, non posso commentare cose che non conosco". L'avvocato inoltre conferma che "per quanto a mia conoscenza Bagarella sta molto male". Come confermato da Fanpage.it, lo dimostrerebbero anche i pizzini che sono stati scritti in modo confusionale dal boss che ha 84 anni.

Ora la deputata Ascari ha presentato l'interrogazione al Ministro della Giustizia scrivendo:

Secondo quanto riportato il 9 settembre 2026 da Fanpage.it e successivamente ripreso da numerosi organi di informazione, alcuni biglietti manoscritti, cosiddetti “pizzini”, attribuiti a Leoluca Bagarella, storico esponente di vertice di Cosa nostra, sarebbero usciti dalla sezione sottoposta al regime di cui all’articolo 41-bis dell’ordinamento penitenziario della Casa circondariale di Sassari-Bancali;
Bagarella, cognato di Salvatore Riina, è detenuto dal 1995, è stato condannato a numerosi ergastoli ed è sottoposto al regime detentivo speciale previsto dall’articolo 41-bis, la cui finalità essenziale è impedire che detenuti appartenenti alle organizzazioni mafiose possano mantenere collegamenti e comunicazioni con le associazioni criminali di provenienza e con l’esterno;
secondo la ricostruzione giornalistica, i fogli sarebbero firmati “Luca” e conterrebbero saluti, riferimenti al Ministero della salute e frasi quali “Saluti alle Maserati” e “Alle rosse e a tutti i piccolini”;
gli stessi sarebbero stati consegnati alla redazione di Fanpage.it da un ex detenuto dell'istituto penitenziario di Sassari, il quale avrebbe dichiarato di averli ricevuti dal proprio compagno di cella, detenuto incaricato del servizio di distribuzione del vitto all'interno della sezione 41-bis;
secondo quanto riferito dalla fonte giornalistica, tale detenuto avrebbe avuto accesso alla zona nella quale si trovava Bagarella per la consegna del vitto e avrebbe svolto anche altre mansioni all'interno della sezione;
sul retro di alcuni dei fogli mostrati dall'inchiesta giornalistica sarebbero presenti indicazioni relative al menù e ai prodotti acquistabili dai detenuti, nonché riferimenti riconducibili alla direzione dell'istituto, elementi che rendono necessario un immediato accertamento sulla provenienza materiale dei documenti e sulle modalità attraverso le quali essi sarebbero eventualmente usciti dal circuito penitenziario;
allo stato, l'attribuzione dei manoscritti a Bagarella deve evidentemente essere oggetto di verifica da parte delle autorità competenti e il suo difensore ha dichiarato alla stampa di non conoscere la vicenda;
qualora la ricostruzione venisse confermata, ci si troverebbe tuttavia davanti a un fatto di eccezionale gravità, perché dimostrerebbe l'esistenza di una falla nei sistemi di controllo di una sezione sottoposta al regime detentivo più rigoroso previsto dal nostro ordinamento;
la questione, infatti, non riguarda soltanto il contenuto specifico dei biglietti rinvenuti: la possibilità stessa che un messaggio scritto da un detenuto sottoposto al 41-bis possa essere materialmente trasferito ad altri detenuti e successivamente raggiungere l'esterno pone un evidente problema di sicurezza;
il regime previsto dall'articolo 41-bis è stato concepito precisamente per interrompere i collegamenti tra i vertici delle organizzazioni mafiose detenuti e le organizzazioni criminali operanti all'esterno. Se può uscire un saluto, deve essere accertato se attraverso lo stesso canale avrebbe potuto uscire anche un ordine, un'indicazione, un messaggio cifrato o una disposizione destinata all'organizzazione mafiosa;
appare pertanto indispensabile accertare non soltanto l'autenticità dei presunti pizzini, ma l'intera catena attraverso la quale essi sarebbero transitati, verificando chi abbia avuto accesso alla cella e agli spazi frequentati da Bagarella, quali detenuti siano stati impiegati nelle attività di servizio della sezione 41-bis, con quali criteri siano stati selezionati e sottoposti a controllo e quali verifiche siano previste all'ingresso e all'uscita da tali aree;
occorre inoltre accertare se si tratti di un episodio isolato oppure se siano emerse, anche in precedenza, anomalie, violazioni delle procedure di sicurezza, sottrazioni di documenti o tentativi di comunicazione non autorizzata provenienti dalla sezione 41-bis dell'istituto di Sassari;
la tutela dei diritti fondamentali e della dignità di ogni persona detenuta deve essere sempre garantita, indipendentemente dal regime detentivo applicato, ma ciò non può in alcun modo tradursi nell'indebolimento della funzione essenziale del 41-bis di impedire la permanenza dei collegamenti tra i capi mafiosi detenuti e le organizzazioni criminali esterne;
si chiede di sapere:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti descritti e se il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria abbia già disposto accertamenti o un'ispezione presso la Casa circondariale di Sassari-Bancali;
se sia stata avviata una verifica volta ad accertare l'autenticità e l'effettiva provenienza dei cosiddetti “pizzini” attribuiti a Leoluca Bagarella e, in particolare, se essi siano effettivamente riconducibili alla sezione sottoposta al regime dell'articolo 41-bis;
se intenda accertare come tali documenti abbiano potuto eventualmente uscire dalla sezione 41-bis e successivamente dall'istituto penitenziario, ricostruendo tutti i passaggi e individuando eventuali responsabilità o violazioni dei protocolli di sicurezza;
quali siano i criteri attraverso i quali vengono selezionati i detenuti addetti alla distribuzione del vitto, alle pulizie o ad altri servizi nelle sezioni 41-bis e quali controlli vengano effettuati su tali soggetti prima e dopo l'accesso alle aree riservate;
se risulti che il detenuto indicato nell'inchiesta giornalistica come addetto al portavitto avesse effettivamente accesso alla zona detentiva interessata e quali mansioni gli fossero state formalmente attribuite;
se siano stati acquisiti e verificati, ove disponibili, i sistemi di videosorveglianza, i registri degli accessi, gli ordini di servizio e ogni altro elemento utile a ricostruire la circolazione dei presunti pizzini;
se siano emersi negli ultimi anni altri episodi, presso l'istituto di Sassari-Bancali o presso altri istituti che ospitano detenuti sottoposti al 41-bis, relativi alla fuoriuscita di messaggi, documenti o comunicazioni non autorizzate;
quali iniziative urgenti intenda adottare per verificare l'effettiva tenuta dei protocolli di sicurezza nelle sezioni 41-bis e scongiurare che eventuali falle possano consentire a esponenti di vertice delle organizzazioni mafiose di far pervenire all'esterno ordini, direttive o comunicazioni destinate alle organizzazioni criminali di appartenenza.

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