Impennata dei prezzi dopo la guerra in Iran, Istat: carrello della spesa a +2,2%, alimentari +4,7%

Gli italiani si ritrovano a fare i conti con una nuova impennata dei prezzi al consumo con un pesante impatto soprattutto sui beni con maggior frequenza di acquisto come i generi alimentari freschi. Secondo gli ultimi dati Istat, infatti, l'indice nazionale dei prezzi al consumo ha fatto registrare un +1,7% su base annua nell'ultimo mese soprattutto a causa della risalita dei prezzi dei prodotti energetici e degli alimentari non lavorati. Come sottolinea anche Assoutenti, sulla stangata di Pasqua che si è abbattuta sugli italiani ha inciso l’escalation dei prezzi dei carburanti, complice la guerra in Medio oriente, che ha fatto segnare una crescita costante che non accenna a diminuire.
Secondo l'Istituto nazionale di statistica, proprio i beni alimentari non lavorati hanno fatto segnare un incremento massiccio dei prezzi passando da un +3,7% a un +4,7% su base mensile e l'inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, si riduce in effetti dal +2,4% a +1,9%. In generale a marzo 2026, i prezzi dei beni invertono la tendenza su base annua tornando su valori positivi (da -0,1% a +0,8%), mentre i prezzi dei servizi attenuano il loro ritmo di crescita. Un freno alla crescita del tasso di inflazione si deve solo ai prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona e dei Servizi relativi ai trasporti (+2,2% da +2,9%).
"Accelerano i prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona (da +2,0% a +2,2%) e, ancor più marcatamente, quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +1,9% a +3,1%)" spiega l'Istat, sottolineando che il ritmo di crescita su base annua dei prezzi dei prodotti più acquistati, il cosiddetto “carrello della spesa”, sale al +2,2% (da +2,0%),
“Sui prezzi del comparto alimentare sta incidendo l’escalation dei carburanti che ha aggravato i costi di trasporto specie per i prodotti freschi" spiegano da Assoutenti ricordando che se i prezzi dei prodotti alimentari salgono in media del +2,8% su anno con punte del +4,7% per quelli non lavorati, per alcuni beni i rincari viaggiano a ritmo molto più sostenuto. Il prezzo della carne bovina ad esempio è aumentato del +8,4% su base annua, +7,2% quello della carne ovina, le uova salgono del +8,5%, i limoni del +10,8%, le fragole del 10,4%. Per i pomodori prezzi in aumento del +9%, +11,1% le zucchine e addirittura +21,5% le melanzane. I piselli rincarano del +19,6%. "Il governo deve prorogare fino a fine emergenza il taglio delle accise e vigilare con la massima attenzione su speculazioni o andamenti anomali dei listini” concludono da Assoutenti.