Mentre proprio non ci riesce di contestualizzare e valutare con obiettività la decisione di cambiare radicalmente la norma che disciplinava il reato di immigrazione clandestina, e mentre la politica continua ad approcciarsi in maniera strumentale alla questione, a riportare tutti con i piedi per terra è (o almeno dovrebbe essere) il rapporto dell'Oim Italia. L'organizzazione internazionale per le migrazioni rimette infatti al centro una questione essenziale: prima della propaganda e della polemica politica vengono i numeri ed i fatti. E i dati parlano chiaro, consentendoci anche di capire quale sia la vera "emergenza" e quali siano i veri "parametri" dei flussi migratori, in aumento sensibile ma niente affatto insostenibile, al di là delle esagerazioni che servono solo a consegnare all'opinione pubblica l'immagine dell'assedio e dell'assalto alle frontiere.

I dati parlano chiaro: "Nel corso del 2013 sono stati quasi 45.000 i migranti che hanno rischiato la vita nel tentativo di raggiungere le coste italiane e maltesi. Oltre 42.900 sono sbarcati in Italia, 2.800 a Malta. Si tratta del numero più alto di arrivi registrato nei due paesi dal 2008 (ad eccezione dell’anno della crisi libica, il 2011). In Italia, le donne sbarcate sono state oltre 5.400, mentre i minori oltre 8.300 (5.200 non accompagnati). La maggior parte degli sbarchi ha interessato Lampedusa (14.700) e il territorio siracusano (14.300)". Per quel che concerne la provenienza territoriale, anche in questo caso a contare sono "fattori esterni", ovvero le condizioni politico – economiche delle aree di provenienza: "La maggior parte dei migranti arrivati via mare in Italia sono stati infatti siriani (11.300), eritrei (9.800)  e somali (3.200)". Ma attenzione, perché come spiega Oropeza, direttore dell'ufficio di coordinamento Oim, si tratta "di persone che secondo la normativa italiana ed internazionale hanno diritto a ricevere protezione in Italia".

Ma il dato più drammatico, che rappresenta una ferita aperta nel cuore dell'Europa, è quello relativo alle persone che hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere il nostro Paese. L'Oim calcola che siano oltre ventimila le persone morte negli ultimi venti anni nel tentativo di raggiungere le coste italiane: circa 700 nel solo 2013. Numeri che purtroppo neanche stavolta serviranno a zittire cinici e sciacalli.