“Subisco attacchi in quantità industriale, continuo a ricevere insulti e minacce social. Ho spesso temuto per l’incolumità mia e della mia famiglia”. Così ha detto Ilaria Cucchi nel corso della sua testimonianza nel processo per i depistaggi seguiti alla morte del fratello Stefano. “Passo buona parte del mio tempo in commissariato o alla polizia postale per presentare denunce contro chi attacca. Tra le accuse più assurde che mi vengono rivolte c’è quella che mi sono arricchita con la morte di mio fratello”, ha continuato.

Sulla situazione patrimoniale

Rispetti ai risarcimenti che sono arrivati nel tempo Ilaria ha spiegato: “Sono sono serviti a vivere, a rimediare ai danni lavorativi e alle spese processuali di questi undici anni. La nostra situazione patrimoniale è devastante. Purtroppo 11 anni sono tanti. Quei soldi sono serviti ad andare avanti e non è rimasto più niente”. Quindi ha aggiunto: “Non sono assolutamente contro i carabinieri, le forze dell’ordine o le istituzioni ha sottolineato – Anzi credo che la mia battaglia è stata anche nell’interesse della parte buona, la stragrande maggioranza, delle forze dell’ordine. Non c’è nessuna guerra tra la famiglia Cucchi e l’Arma dei carabinieri”.

"Mio fratello morto da solo come un cane"

In aula Ilaria ha ricostruito la vita di Stefano prima dell'arresto, avvenuto nell'ottobre 2009 e culminato nella morte del ragazzo, e la battaglia per cercare la verità sul suo decesso, mostrando in aula la foto del volto del cadavere del fratello: "Non perdonerò mai che mio fratello Stefano sia morto tra dolori atroci, da solo, solo come un cane, pensando che la sua famiglia, che sempre c'era stata, lo avesse abbandonato".

Il suo viso dopo la morte era qualcosa di agghiacciante, mi colpì l'espressione – ha ricordato – che raccontava la solitudine, il dolore, l'umiliazione".

Perché la pubblicazione della foto del cadavere

"Io e Stefano eravamo legatissimi, era la persona che più amavo al mondo" ha proseguito la Cucchi. "La decisione di fare scattare e rendere pubblica quella foto fu difficile: dovetti discutere con i miei genitori, mia madre diceva ‘Stefano non avrebbe mai voluto mostrarsi così' e io le risposi ‘Stefano non sarebbe mai voluto morire così'. Capii che dovevamo dimostrare che Stefano stava bene prima dell'arresto e il giorno del funerale decidemmo di fare scattare quelle foto. Se non lo avessimo fatto – ha sottolineato – non saremmo a questo punto".