Canta Francesco De Gregori che "un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia", tutte e tre le caratteristiche insieme. Annalisa Malara ha 38 anni, vive a Cremona e è anestesista, un mestiere che contiene tutta la poesia del maneggiare sonno per superare il dolore. In questi giorni è stata intervistata da diversi giornali perché è il medico che ha individuato il focolaio italiano di Coronavirus sul primo paziente in Italia, all'ospedale di Codogno dove Annalisa lavora.

Racconta Annalisa che quel giovedì 20 febbraio si è ritrovata di fronte questo ragazzo che aveva una polmonite straordinariamente aggressiva per rapidità e gravità e che non rispondeva alle cure tradizionali. Nessuno avrebbe potuto pensare che quella polmonite fosse figlia del virus e che il Coronavirus fosse sbarcato in Italia. Non esistevano nemmeno i protocolli per poter verificare l'eventuale presenza della malattia: Annalisa ha dovuto forzare le regole per verificare la sua intuizione, poi rivelerai esatta, e prendersene tutta la responsabilità: coraggio, altruismo e fantasia.

Nelle sue interviste l'anestesista ha spiegato che se le cure note non funzionano devi provare quelle che non conosci e alla fine la fortuna forse davvero aiuta gli audaci. Scovare quel paziente e identificare la malattia ha aiutato il Paese a prendere le contromisure più efficaci e probabilmente ha reso meno veloce e letale questo contagio che in questi giorni ci stiamo portando addosso. Dall'intuizione di un'anestesista abbiamo cominciato a scrivere questa storia che ci spaventa e ci immobilizza.

Forse dovremmo avere la sensibilità e lo spirito di osservazione per comprendere che l'eccezionalità che stiamo vivendo in queste settimane richiede un'eccezionalità alle persone che se ne stanno prendendo cura, la capacità di uscire dai propri schemi e l'intuito di creare nuove regole e nuovi protocolli per una situazione che prima non esisteva. Il senso del creare (che è poi la fantasia di cui canta De Gregori) sta tutto nel vedere cose che prima non avevano un nome.

Annalisa è uscita due giorni fa dalla quarantena ma ha continuato a prendersi cura dei suoi pazienti. Ci vuole coraggio, altruismo e fantasia.