Per la movida romagnola si chiude un'epoca. La storica discoteca di Riccione Cocoricò chiude definitivamente. Dopo anni di guai fiscali e finanziari, che avevano portato già a un primo stop delle attività del locale, e mesi durante i quali si era sperato in una possibile ripresa con un piano di rientro, a mettere la parola fine alla storia dello storico club ci ha pensato il Tribunale di Rimini dichiarandone il fallimento. Il ko per il gruppo cui fa capo l'omonima discoteca riccionese è arrivato attraverso due sentenze che in pochi giorni hanno decretato la fine di ogni attività. La prima è arrivata lo scorso 4 giugno quando il Tribunale ordinario ha giudicato inammissibile la richiesta di concordato preventivo depositata dai vertici della società. Come conseguenza martedì scorso il Tribunale fallimentare ha emesso la sentenza che sancisce di fatto il fallimento della società Cocoricò Srl.

Una fine che purtroppo era nell'aria da tempo visti i gravi problemi in cui era incappata la società. In un susseguirsi di vicende, infatti, il Cocoricò, che già era salito agli onori della cronaca ed era stato costretto un lungo periodo di inattività per la morte di un ragazzino nell'estate del 2015, era entrato nel mirino dalla Guardia di Finanza prima con le accuse di non aver pagato le tasse, sia all'Erario sia al Comune di Riccione (non pagamento della Tari), poi con l'imputazione di aver evaso l'Iva e infine per non aver onorato accordi e pagamenti con artisti che si erano esibiti nel locale. Per quest'ultima vicenda il marchio Cocoricò con altri due marchi collegati alla celebre discoteca di Riccione, Titilla e Memorabilia, era stato già messo in vendita all'asta dopo che la società di produzione fondata dal noto dj Gabry Ponte aveva avanzato una richiesta di pignoramento per il mancato pagamento di un debito.

All’inizio di quest'anno la Guardia di Finanza aveva disposto un sequestro preventivo per oltre 800mila euro nei confronti della nota discoteca su disposizione del gip in seguito ad un accertamento fiscale che aveva dimostrato una ingente evasione. Nello stesso periodo la società comunicava di essere alle prese con il ripianamento dei debiti con gli artisti e di aver presentato una domanda di concordato preventivo per una ristrutturazione totale del debito. L'obiettivo ovviamente era di arrivare a poter riaprire in estate ma dal Tribunale hanno deciso un esito differente.