Norbert Feher, alias Igor il Russo, è un uomo dotato di una "lucida, fredda, spietata geometria criminale", che non  deve  lasciare "sbavature nella fase esecutiva o evocare rivisitazioni critiche che possano suonare come autentico pentimento o come inizio di una revisione critica: in perfetta coerenza con la propria Weltanshauung" Feher "non ha inteso fornire alcun autonomo contributo alla ricostruzione dei fatti, rivendicando con compiaciuto orgoglio di ‘essere pagato per tacere'". Sono alcune delle parole utilizzate nelle motivazioni della sentenza di condanna all'ergastolo Igor ‘il russo', il killer di Budrio. Il giudice che ha emesso la sentenza con rito abbreviato spiegando la mancata concessione delle attenuanti generiche al serbo, accusato di due omicidi e altri reati e oggi detenuto in Spagna per un successivo triplice delitto, sostiene che la confessione di Feher, "peraltro non completa, si riduce a una semplice contabilizzazione sequenziale refrattaria a ogni profilo di autocritica, quasi come fosse inserita in un fluire deterministico, oggettivamente non associata ad alcuna prospettiva di mitigazione della pena che, peraltro, Feher non sembra nemmeno attendersi".

Le motivazioni si articolano su 27 pagine e ricostruiscono gli omicidi commessi tra il 30 marzo e l'8 aprile 2017, a partire dalla rapina di una guardia giurata a Consandolo di Argenta (Ferrara), passando per l'omicidio del barista di Budrio (Bologna) Davide Fabbri, arrivando poi all'agguato in cui venne assassinato il volontario Valerio Verri e gravemente ferito l'agente di polizia provinciale Marco Ravaglia, senza entrare nel merito degli altri delitti commessi in Spagna. Dalle motivazioni emerge come fosse del tutto falso che Feher avesse ucciso Fabbri per difendersi da una sua aggressione, e come fosse falso anche che si fosse recato nel suo bar per recuperare un credito di 10mila euro.

Il quadro della personalità dell'imputato "approfonditamente scandagliato nel corso dell'attività peritale disposta dall'autorità spagnola e riproposto in termini di riflessione critica dal consulente di parte, non lascia spazio a valutazioni tendenti a collocarne la condotta nell'ambito delle psicopatologie o dei disturbi di personalità giuridicamente incidenti sulla capacità di intendere e di volere". Inoltre "non sembra dubbio che i singoli fatti di reato possano essere unificati sotto il vincolo della continuazione rappresentando gli stessi concreta esecuzione di un disegno unitario, diretto al mantenimento della propria condizione di fuggitivo, svincolato da ogni regola del consorzio civile".