Ora è davvero ufficiale: la seconda ondata è arrivata anche in Italia. Il totale dei positivi dall'inizio dell'epidemia è salito a quota 317.409 (+2.548 nelle ultime 24 ore, ieri erano 1.851). I guariti sono 228.844 (+1.140 nelle ultime 24 ore, ieri erano 1.198) e i morti 35.918 (+24, ieri erano 19). È quanto emerge dal bollettino di oggi, giovedì 1 ottobre, reso noto dal Ministero della Salute. In Italia attualmente si registrano 52.647 casi positivi (+1.384). Di questi 3.097 sono ricoverati in ospedale con sintomi e 291 in terapia intensiva mentre sono 49.259 quelli in isolamento domiciliare. Il Veneto è la regione che nelle ultime 24 ore ha registrato più casi positivi con un boom di contagi (+445), seguita da Campania e Lombardia che superano i trecento contagi giornalieri. Sono dieci le regioni il cui incremento di contagi è a tre cifre e nessuna fa segnare zero contagi nelle ultime 24 ore. Sono 118.236 i tamponi effettuati in Italia nelle ultime 24 ore per un totale di 11.452.158 dall'inizio della pandemia.

“Sono tanti, e la distribuzione territoriale ci da un quadro a cui eravamo abituati nei mesi primaverili”. Giovanni Forti, 26 anni è studente di Economics all'Università di Pisa e alla Scuola Superiore Sant'Anna. Dal 2018 fa parte della redazione di YouTrend, dove di occupa della parte editoriale, dell'analisi dei dati e della produzione di data visualization e su YouTrend ha scritto diversi articoli sulla pandemia del Covid-19: “Allora era il nord ovest il luogo dei principali focolai: oggi la situazione è molto diversa – spiega Forti a Fanpage.it -. Il contagio oggi è distribuito in tutta Italia: tutte le regioni hanno casi e solo 8 province sono senza casi. E Campania e Veneto sono le regioni con più casi”.

Quest’ultima non è del tutto una novità…
No, in effetti. La Campania sono giorni che ha più casi di tutti. La forte crescita di oggi conferma quel trend. In Veneto c’è il cluster dei migranti nella caserma di Treviso e il focolaio del cantiere navale di Venezia. Ma parliamo comunque di circa 200 casi su 445. Il virus circola comunque in modo pesante in tutto il Veneto.

De Luca e Zaia, premiati al voto per come hanno gestito la prima ondata, oggi sono presidenti delle regioni che hanno il più alto numero di contagi. Strano, no?
Curiosità: tra le regioni che stanno avendo una crescita particolarmente elevata, però, ce ne sono cinque su otto che hanno avuto le elezioni regionali due settimane fa: Campania, Puglia, Liguria, Toscana e Veneto. È presto per parlare di “effetto regionali” , ma in assenza di focolai importanti, si potrà pensare che ci sia stato un aumento del contagio dettato anche dal voto in presenza.

Tanti casi, ma anche tanti tamponi…
Quasi 120mila, è record assoluto. Anche questo è un trend: negli ultimi sette giorni parliamo di 95mila tamponi al giorno. Però ci sono alcuni casi come la Campania, in cui il tasso di positività sul numero dei tamponi è quasi al 5%. E anche in altre regioni come la Liguria e la Sardegna il tasso è già oltre il 3%. Siamo ancora lontani dalle cifre di marzo e di aprile, però per quel che si è visto negli altri Paesi europei, il 5% dei positivi sul totale dei test è il segnale di una situazione che sfugge di mano.

Quali sono gli indicatori che ti spaventano di più?
Questo. Il tasso di positività della Campania, che è legato ai pochi tamponi che si fanno in Campania. La Campania fa un terzo dei tamponi della Lombardia, e il 40% in meno del Lazio. E Napoli, già oggi è l’ottava provincia per numero di casi in tutta Italia.

C’è anche un tema di terapie intensive e di posti in ospedale, in Campania e nelle altre regioni coinvolte nella seconda ondata?
In Campania abbiamo 38 persone in terapia intensiva e non è un dato molto preoccupante. Teniamo conto che in Campania il massimo dei posti occupati in terapia intensiva è stato pari a 181 ricoveri. Siamo ancora molto, molto lontani.

Ci sono anche più di 3000 persone ricoverate con sintomi che dici?
Che siamo comunque lontani dalle cifre della scorsa primavera, dove eravamo arrivati anche a più di 10mila fino al 18 maggio. Sono altri numeri, comunque.

Ci sono due cose che sembrano non sfuggire di mano: il numero dei decessi che rimane basso, e il numero di persone in terapia intensiva…
Questi sono i due dati confortanti, e che stanno continuando a esserlo in queste settimane di crescita dei contagi. Lo stresso del sistema sanitario e la mortalità del virus sono lontanissimi da marzo e aprile. Finché questi due dati rimangono bassi possiamo star tranquilli per la nostra vita pubblica. Ci fosse un aumento significativo dei decessi, anche il tabù di un secondo lockdown potrebbe rientrare in discussione.

A marzo, aprile, maggio si dicevo che l’aumento dei decessi arriva dopo l’aumento dei contagi. È un rischio che corriamo oggi?
L’aumento dei contagi, da 200 a 2000 nel giro di poche settimane, non ha decuplicato i decessi. Questo grazie alla maggiore capacità di test, che fa sì che incontriamo quasi tutti i casi, non solo quelli più gravi. Non solo: l’età media dei contagi, che pure si sta leggermente alzando, resta anch’essa abbastanza bassa e i contagi coinvolgono persone meno a rischio.