Gli agenti sapevano che Fakir era sotto effetto di droga, ma lo hanno schiacciato lo stesso violando le linee guida
Abderrahim Fakir aveva fatto uso di cocaina il giorno in cui morì durante il fermo di quest'estate a Bologna. Era sotto l'effetto degli stupefacenti e i poliziotti che lo bloccarono a terra lo sapevano. È quanto si legge nelle carte sul caso in cui vengono trascritte tutte le parole e le frasi registrate dalla Bodycam indossata da uno dei due poliziotti intervenuti il 19 luglio in via Svevo al Pilastro di Bologna. Si legge di Fakir che continua a chiedere "aiuto" e di quando i soccorritori del 118 e agenti si accorgono poi che non respira più. L'agente avrebbe detto: "Se schiatta ci divertiamo". Per poi chiedere scusa quando nella giornata di ieri 28 ottobre è stato reso pubblico quanto ha detto.
Al centro delle indagini non c'è solo la dinamica della tragedia, ma anche capire cosa si poteva fare o no durante il fermo. Soprattutto quando la persona sottoposta al blocco è sotto l'effetto di stupefacenti. Tutto sarebbe scritto nero su bianco. Leggendo infatti le "linee guida per la gestione delle persone non collaborative" pubblicate lo scorso maggio dal Ministero dell'Interno, dal Dipartimento della pubblica sicurezza segreteria del dipartimento Ufficio V – Relazioni sindacali della Polizia di Stato, è ben precisato che i poliziotti durante il fermo o l'arresto devono tenere conto di "tre sezioni". O meglio, devono tenere in considerazione: la gestione operativa del soggetto non collaborativo; l'uso di strumenti di dotazione; la tutela sanitaria di un soggetto che potrebbe essere in uno stato di alterazione psico/fisica causato anche da abusi di sostanze stupefacenti o di alcolici.
Nel dettaglio, bisogna "evitare l'arresto quando potrebbe dare luogo a gravi danni alla persona dell'arrestato (si consideri il soggetto psichiatrico che richiede specifiche cure sanitarie); usare la forza solo in funzione difensiva; limitare il controllo fisico del soggetto al momento dell'arresto, per breve durata e soltanto in funzione del rapido ammanettamento".
Non solo, nel capitolo della "tutela sanitaria del soggetto non collaborativo" viene precisato che "non va prolungata la posizione di decubito prono e la compressione del torace, per i rischi che possono provocarsi al sistema cardiaco e agli organi respiratori: il fermato, una volta messo in sicurezza, laddove fosse necessario, nell'attesa dell'intervento di personale sanitario, dovrà essere posto in posizione di decubito laterale". Ecco quindi che bisognerà avere la certezza che i poliziotti sapevano che la vittima era sotto effetto di stupefacenti e se gli agenti quindi potevano evitare una manovra simile.
Intanto nelle trascrizioni di quanto ripreso dalla Bodycam si legge che uno dei soccorritori del 118 avrebbe chiesto ai poliziotti se Fakir avesse fatto uso di sostanze. Sarebbe stato uno dei due agenti a rispondere: "Si si sicuramente, ha detto cocaina lui". Aggiungendo poi: "Abbiamo chiesto all’inizio, stava come stava però ha detto comunque ho usato cocaina".
Le indagini sono ancora in corso da parte della Procura di Bologna. Al momento gli agenti e i soccorritori del 118 presenti durante il fermo e il decesso di Fakir non sono indagati perché è stato attivato il recente decreto sicurezza e per questo sono stati solo inserito registro delle annotazioni preliminari.