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Giovane ubriaco va al pronto soccorso, viene dimesso e prende a pugni il medico: arrestato a Catania

Il ragazzo non avrebbe gradito la decisione del medico di dimetterlo e sarebbe andato su tutte le furie, alzando la voce e poi scagliandosi contro il dottore, che è stato colpito con un pugno al volto.
A cura di Davide Falcioni
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Gli agenti di polizia di Catania hanno tratto ieri in arresto un ragazzo di 19 anni protagonista di un episodio di violenza all’interno di una struttura sanitaria.

Dopo essersi recato al Pronto Soccorso dell’ospedale San Marco visibilmente ubriaco, e dopo aver ricevuto le cure mediche del caso, il giovane è stato dimesso; il ragazzo tuttavia non avrebbe gradito la decisione del medico e sarebbe andato su tutte le furie, alzando la voce e poi scagliandosi contro il dottore, che è stato colpito con un pugno al volto.

Lo stesso sanitario, sorpreso dalla reazione del paziente, ha segnalato l’episodio alla Sala Operativa della Questura di Catania. Nel frattempo, il 19enne ha tentato di dileguarsi, ma è stato subito individuato dai poliziotti della squadra volanti dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico, nel frattempo giunti sul posto. Gli agenti lo hanno trovato in un altro padiglione dell’Ospedale e lo hanno fermato. Durante il controllo il 19enne ha provato a giustificarsi per quanto compiuto, farfugliando parole poco comprensibili a causa del suo stato di ubriachezza.

Alla luce del gesto violento ai danni del medico, il giovane è stato arrestato per lesioni personali commesse in danno di personale sanitario.

Atti di violenza come quello di Catania sono oggi puniti con estrema severità grazie alle recenti riforme legislative. La normativa attuale prevede infatti la procedibilità d'ufficio: lo Stato interviene automaticamente senza che sia necessaria una querela da parte del medico colpito. Oltre a pene più pesanti, che possono arrivare fino a 5 anni di reclusione per lesioni lievi e fino a 16 per quelle più gravi, è stato introdotto l'arresto obbligatorio in flagranza, esteso anche alla "quasi flagranza" basata su prove video. L'obiettivo è garantire una tutela immediata a chi lavora in corsia, equiparando di fatto la protezione del personale sanitario a quella dei pubblici ufficiali.

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