Antonino Filocamo, ex esponente della ‘Ndrangheta che dalla scorsa estate aveva iniziato a collaborare con la giustizia, è stato trovato morto ieri mattina poco prima dell'alba in un appartamento nel centro di Lecce: a scoprire il cadavere sono state le forze dell'ordine, che erano state allertate dai familiari dell'uomo, che da alcune ore non avevano più sue notizie. Gli agenti hanno  bussato alla porta della casa in cui Filocamo era domiciliato nell’ambito di un programma di protezione da parte dello Stato e dopo aver forzato la serratura hanno trovato il suo corpo riverso a terra con accanto uno spago, lo strumento con il quale gli investigatori ipotizzano possa essersi tolto la vita. Per il momento, infatti, l'ipotesi più accreditata da parte degli inquirenti è quella del suicidio, anche se non è possibile escludere tutte le altre.

Stando a quanto emerso dalla prima ispezione cadaverica, eseguita dal medico legale giunto sul posto insieme al pm di turno, non sarebbe emerso alcun segno di violenza. Le stanze della casa in cui Filocamo abitava erano in ordine e non risultano segni di colluttazione. La salma, dopo i rilievi, è stata trasferita presso la camera mortuaria dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce, come disposto dall'autorità giudiziaria. È lì che resterà in attesa dell’autopsia, che verrà probabilmente effettuata nel corso delle prossime ore. Altre risposte sulle cause della morte del pentito arriveranno solo nei prossimi giorni.

Antonino Filocamo è stato arrestato lo scorso 9 luglio nell'ambito dell'operazione Pedigree con l'accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso. Fin da subito l'uomo ha manifestato l'intenzione di collaborare con la giustizia: a lungi avrebbe coperto la latitanza del boss Maurizio Cortese, occupandosi dell’approvvigionamento di denaro tramite richieste estorsive – ai danni di commercianti e imprenditori del Reggino– da destinare al mantenimento dei detenuti. Dallo scorso agosto beneficiava del programma di protezione. Il neo collaboratore di giustizia aveva reso importanti dichiarazioni ai giudici della Direzione distrettuale antimafia reggina circa l’omicidio di Nino Gullì nel 2008,  pentito che, una volta abbandonato il programma di protezione, fu freddato nel quartiere Modena di Reggio Calabria davanti agli occhi inorriditi di una trentina di cittadini.