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Gemona, entra nella casa dove è stato ucciso e fatto a pezzi Alessandro Venier e tenta di rubare un’auto: arrestato

Un 37enne è stato arrestato mentre tentava di rubare un’auto all’interno della casa di Gemona del Friuli, dove il 25 luglio 2025 è stato ucciso e fatto a pezzi Alessandro Venier. L’uomo, trovato con una chiave universale e altri attrezzi, è stato posto ai domiciliari con le accuse di violazione di sigilli e tentato furto.
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Un uomo di 37 anni, residente nell'hinterland udinese, è stato arrestato nella notte tra martedì 23 e mercoledì 24 giugno dai Carabinieri dell'Aliquota Radiomobile della Compagnia di Tolmezzo dopo essere stato sorpreso all'interno dell'abitazione della 62enne Lorena Venier, a Gemona del Friuli (Udine).

Nella casa è stato ucciso e fatto a pezzi il figlio della donna, Alessandro Venier, dalla 62enne stessa e dalla compagna dell'uomo, Maylin Castro Moncalvo, 31 anni. L'arresto è avvenuto al termine di un controllo del territorio in via dei Lotti.

I militari dell'Arma, secondo quanto è stato ricostruito, hanno sentito dei rumori sospetti provenire dal giardino della casa, che al momento è ancora sottoposta a sequestro. Una volta entrati nel cortile, hanno bloccato l'uomo mentre tentava di avviare una Fiat Panda bianca, anch'essa sequestrata nell'ambito delle indagini sul delitto.

L'uomo aveva con sé una chiave universale e alcuni attrezzi. Vicino al veicolo sono stati trovati una batteria, una tanica di benzina e i documenti dell'auto. L'arrestato, giì sottoposto all'obbligo di dimora per altra causa, dovrà rispondere di violazione di sigilli e tentato furto. A quanto si apprende, è stato posto agli arresti domiciliari.

Lorena Venier e Mailyn Castro Monsalvo sono accusate di omicidio volontario pluriaggravato in concorso, vilipendio e occultamento di cadavere, per il delitto del figlio e marito 35enne Alessandro Venier, ucciso e fatto a pezzi il 25 luglio scorso.  Le due donne sono state rinviate a giudizio e il processo comincerà il prossimo 20 luglio in Corte d'Assise.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, supportata anche dalle dichiarazioni rese da Venier, il 35enne sarebbe stato prima sedato, poi sottoposto a iniezioni di insulina, quindi soffocato con un cuscino e infine strangolato con i lacci degli scarponi da montagna.

Dopo l’omicidio, il corpo sarebbe stato fatto a pezzi e nascosto in un contenitore riempito di calce viva, con l’obiettivo di accelerarne la decomposizione e occultare le prove.

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