Ucciso e fatto a pezzi a Gemona, rinviate a giudizio madre e compagna di Venier: processo il 20 luglio

Andranno a processo Lorena Venier e Mailyn Castro Monsalvo, rispettivamente madre e compagna di Alessandro Venier, il 35enne ucciso e fatto a pezzi a Gemona del Friuli il 25 luglio 2025. Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Udine ha disposto il rinvio a giudizio per entrambe, che il prossimo 20 luglio compariranno davanti alla Corte d’Assise.
Le due imputate dovranno rispondere dei capi d’imputazione contestati dalla Procura: omicidio volontario pluriaggravato in concorso, vilipendio e occultamento di cadavere. L’udienza preliminare, durata circa due ore, si è conclusa con la decisione del Gup del Tribunale di Udine, Camilla Del Torre, che ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio.
Le due donne erano presenti in aula e di fatto si sono riviste per la prima volta dopo quasi un anno, dall’ultimo contatto risalente alla convalida degli arresti dello scorso 2 agosto. Non ci sarebbero stati dialoghi tra loro nel corso dell’udienza. Mailyn Castro Monsalvo, secondo quanto riferito dal suo legale, avrebbe mostrato segni di forte agitazione lasciando l’aula prima della conclusione.
Nel corso del procedimento sono emerse anche le prime mosse delle difese delle imputate. Gli avvocati della compagna della vittima, Federica Tosel e Francesco De Carlo, hanno annunciato la richiesta di una perizia psichiatrica, ritenendo necessari ulteriori accertamenti sullo stato mentale dell’imputata e sulla sua capacità di intendere e di volere al momento dei fatti.
Per Lorena Venier, invece, i legali Alice e Paolo Bevilacqua hanno avanzato una richiesta di attenuazione della misura cautelare, chiedendo la sostituzione del carcere con i domiciliari. La donna avrebbe espresso in aula il desiderio di poter tornare nella propria abitazione per sistemarla anche in vista della presenza della nipote, la figlia della vittima e della compagna. Il giudice si è riservato la decisione nei prossimi giorni.

Lorena Venier è attualmente detenuta nel carcere del Coroneo di Trieste, mentre Mailyn Castro Monsalvo si trova nella casa circondariale della Giudecca, a Venezia.
Le indagini erano scattate il 25 luglio 2025, quando i carabinieri erano intervenuti a Gemona del Friuli dopo la segnalazione del ritrovamento del corpo.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, supportata anche dalle dichiarazioni rese dalla stessa Lorena Venier, il 35enne sarebbe stato prima sedato, poi sottoposto a iniezioni di insulina, quindi soffocato con un cuscino e infine strangolato con i lacci degli scarponi da montagna. Dopo l’omicidio, il corpo sarebbe stato fatto a pezzi e nascosto in un contenitore riempito di calce viva, con l’obiettivo di accelerarne la decomposizione e occultare le prove.
Sul movente del delitto, gli inquirenti non hanno ancora delineato un quadro univoco, ma dalle ricostruzioni emerse nel corso delle indagini e dalle dichiarazioni della madre della vittima emerge un intreccio familiare complesso, segnato da contrasti interni e rapporti progressivamente deteriorati.
Tra gli elementi presi in considerazione figura la prospettiva del trasferimento del 35enne in Colombia con la figlia, circostanza che avrebbe contribuito ad acuire le incomprensioni già presenti.
La difesa di Lorena Venier ha richiamato inoltre presunti episodi di conflittualità domestica e situazioni di pressione psicologica, che secondo questa ricostruzione avrebbero inciso sull’equilibrio dei loro rapporti. Tutte circostanze che, secondo gli inquirenti, avrebbero contribuito a creare un clima progressivamente degenerato fino al fatto di sangue.