Ucciso e fatto a pezzi a Gemona, le analisi del Ris: sul cuscino usato per soffocarlo solo Dna della compagna

Proseguono gli accertamenti sull'omicidio di Alessandro Venier, soffocato e fatto a pezzi lo scorso luglio nella sua abitazione di Gemona del Friuli (Udine). A ucciderlo sarebbero state la madre, Lorena Venier, e la compagna Mailyn Castro Monsalvo: le due donne sono state rinviate a giudizio e il processo prenderà il via il 20 luglio prossimo davanti alla Corte d'Assise di Udine.
Stando a quanto emerso dalle analisi dei Ris di Parma, sulla federa del cuscino ritenuto dagli inquirenti il mezzo con cui sarebbe stato soffocato Venier sarebbero emerse tracce di Dna riconducibili alla vittima e alla compagna, mentre non sono emersi profili genetici attribuibili alla mamma della vittima.
Secondo la difesa di Lorena Venier, assistita da Alice e Paolo Bevilacqua, l'esito degli esami confermerebbe la versione fornita dalla donna, secondo cui sarebbe stata soltanto la nuora a utilizzare il cuscino durante il soffocamento.
Di opposto avviso sono invece i legali di Mailyn, Federica Tosel e Francesco De Carlo, secondo i quali il ritrovamento del Dna della coppia è compatibile con il normale utilizzo domestico del cuscino e non costituisce una prova della dinamica dell'omicidio, che potrebbe essere intervenuto a causa delle precedenti punture di insulina fatte dalla madre al figlio.
"L'esito degli accertamenti è semplice: il cuscino racconta una normale vita di coppia, non la dinamica omicidiaria descritta dall'altra indagata. – ha commentato Tosel – Le uniche tracce rinvenute sono quelle fisiologiche di due persone che condividevano il letto; mancano, invece, elementi oggettivi che possano confermare il racconto accusatorio".
Secondo quanto riferito dalla madre del 35enne agli investigatori, dopo aver sciolto un blister di farmaco narcotizzante (Silnox) in una limonata per farla bere al figlio e avergli fatto due iniezioni di insulina, il 35enne era stato soffocato con un cuscino.
A quel punto, nonostante fosse già morto, gli erano stati legati attorno al collo due lacci da scarpa. Infine, dopo averlo fatto a pezzi, i suoi resti erano stati gettati in un bidone e poi ricoperti con la calce viva per accelerare il processo di decomposizione.
Le indagini, che sono state chiuse il 9 aprile, hanno formalizzato le accuse di omicidio volontario pluriaggravato in concorso, vilipendio e occultamento di cadavere nei confronti della madre della vittima e della compagna.