Gaia Pagliuca morta dopo l’estrazione del dente, chiesto processo per tre dentisti: “Usate 6 fiale di anestetico”

Il pubblico ministero della procura di Perugia ha chiesto il rinvio a giudizio e dunque il processo per i tre dentisti accusati della morte di Gaia Pagliuca la ventitreenne deceduta dopo l'estrazione di un dente in uno studio dentistico di Petrignano d’Assisi nel settembre del 2024. La pm Annamaria Greco ha formalizzato la richiesta durante l'udienza preliminare che si è svolta ieri davanti alla Gip del Tribunale di Perugia che si è riservata la decisione alla prossima udienza del 26 maggio.
Imputati sono i tre dentisti, un padre e le due figlie, titolari dello studio a cui la ventitreenne si era rivolta per l'estrazione di un dente del giudizio e che si professano innocenti chiedendo il proscioglimento totale dalle accuse. La ragazza era andata in arresto cardiaco durante l'intervento a causa dell’anestesia e nonostante in manovre di animazione immediata da parte dei professionisti presenti era andata in coma ed era morta dopo tre giorni in ospedale a Perugia
Secondo la procura umbra, durante l'intervento di estrazione del dente, i tre medici avrebbero agito "per imprudenza, negligenza ed imperizia e in violazione delle linee guida e delle buone pratiche clinico assistenziali" come recita il capo di imputazione. Nel mirino appunto l'anestesia che, secondo l'autopsia, è stata fondamentale per il malore della ventitreenne. Secondo l'accusa, alla ragazza vennero somministrate ben sei fiale di anestetico in brevissimo tempo causandole un sovradosaggio fatale.
Gaia Pagliuca sarebbe stata operata "in assenza di adeguata preparazione e senza procedere ad alcun esame strumentale come uno studio radiografico adeguato", e inoltre le sarebbero state somministrate "in un tempo ristretto, in violazione delle linee guida internazionali e delle buone pratiche anestesiologiche, quattro fiale di anestetico tronculare da 1,8 ml e ulteriori due fiale di anestetico intralegamentoso da 1,7 ml perché l’iniezione delle prime dosi in prossimità non avevano sortito l'effetto richiesto".
Ai tre professionisti contestata anche la gestione successiva del malore della ragazza che accusava spasmi e perdita di conoscenza. In particolare si evidenzia che il massaggio cardiaco avvenne sulla poltrona odontoiatrica e non su un piano rigido e che non fu usato uno defibrillatore che pure era in dotazione allo studio dentistico e chi invece avrebbe potuto salvare la vita alla giovane.
La famiglia ha già annunciato che non si costituirà parte civile nel caso di rinvio a giudizio dei tre dentisti per una scelta meditata volta a evitare clamori mediatici sul una vicenda personale molto dolorosa. "Questo non significa che la famiglia della vittima non voglia vedere riconosciuta la responsabilità degli imputati" ha tenuto a precisare il legame del papà di Giulia che in pochi anni aveva dovuto affrontare la morte della moglie e poi quella della figlia maggiore.
"Quel giorno l'accompagnai io dal dentista e dalla sala di attesa sentivo che Gaia si lamentava per il dolore, forse perché c'erano problemi con l'anestesia. Dopo un'ora circa che ero lì, un'assistente mi ha chiesto di entrare con la massima urgenza nella stanza dove la stavano operando. La mia vita da quel giorno non esiste più, sopravvivo per l'altro mio figlio ma è come galleggiare a peso morto" aveva dichiarato l'uomo nello scorso anno, aggiungendo: "Chi ha sbagliato dovrà pagare per le sue colpe e devono essere presi provvedimenti, anche a tutela di futuri pazienti. Io piango una figlia sanissima, senza patologie pregresse, che conduceva una vita esemplare, senza nessun vizio. Nonostante questo, è morta a 23 anni".