Barbara Mezzalama è un’attivista di Fridays For Future Italia. È una delle protagoniste del movimento contro i cambiamenti climatici nella sua città, Torino, e partecipa anche al coordinamento nazionale, che raccoglie due referenti per città. Con lei abbiamo parlato di come gli studenti che hanno scioperato negli scorsi mesi si sono riorganizzati per continuare a mandare il loro messaggio ai governi e ai cittadini anche durante la quarantena.

Poco più di un anno fa Barbara ha iniziato a scendere in piazza per chiedere ai governi di occuparsi dei cambiamenti climatici, oggi è una dei veterani del movimento. "L’8 febbraio del 2019 ho partecipato al primo presidio di Fridays For Future. Sono andata un po’ per caso al mio primo sciopero del venerdì, perché una mia amica mi aveva parlato di questo gruppo di ragazzi e ragazze che si incontravano in una piazza della nostra città e manifestavano contro i cambiamenti climatici. Ho deciso di andare con lei, senza sapere bene cosa stavo facendo, non sapevo neanche chi fosse Greta Thunberg! Poi con il tempo ho iniziato ad essere molto più informata. La crisi climatica è un tema di cui avevo sentito parlare spesso a casa, entrambi i miei genitori lavorano in ambito scientifico e da giovani sono stati impegnati sui temi ambientali, ma è stata la prima volta che mi impegnavo in prima persone”. Da quel venerdì la sua vita è cambiata: “La crisi climatica è la mia quotidianità, permea ogni aspetto della mia vita

Ma come va avanti un movimento sociale non potendo occupare le piazze? Non potendo farsi vedere né sentire? L'impossibilità di ‘assembrarsi', stare chiusi in casa mette a dura l'identità e le pratiche di un movimento nato scioperando e manifestando. “È molto faticoso, anche a livello di stress personale, non vedersi rende tutto più difficile. – ammette Barbara –  Ma viviamo in un’epoca in cui gli strumenti tecnologici rendono possibile comunque organizzarsi e rimanere in contatto. Abbiamo sostituito le assemblee settimanali con delle video chiamate e stiamo usando i social media per lanciare delle rubriche tematiche che abbiamo chiamato ‘Quarantena for future’". Sul sito e sui social di FFF si trovano così articoli, consigli di lettura, opinioni, appuntamenti per mobilitazioni digitali. "Sul sito, in un'apposita sezione, si possono trovare una serie di cose da fare per non dimenticarci della crisi climatica, così quando torneremo ad uscire speriamo che in tanti saranno più consapevoli. – spiega – Stiamo organizzando anche dirette con giornalisti, esperi, persone del mondo dello spettacolo a cui chiediamo di raccontarci cosa sanno della crisi climatica, cosa fanno per contrastarla". In qualche modo rimane anche l'appuntamento del venerdì tra flashmob ai balconi e scioperi digitali.

Barbara partecipa a un movimento che non è solo italiano ma un movimento globale. Così si è confrontata con attivisti di altri paesi europei, ma anche del Giappone e degli Stati Uniti, per spiegare le misure di contrasto alla pandemia visto che in Italia gli effetti di contenimento sono stati applicati prima che altrove. "È stato importante farlo, spiegare cosa stava accadendo, discutere perché alcune sono necessarie e fino a che punto alcune misure. Dobbiamo guardare a cosa fanno i nostri governi senza perdere lo spirito critico né la libertà di dissentire, ma rimanendo consapevoli che è nostro dovere fare tutto quello che è necessario", racconta.

Ovviamente al centro dei pensieri di FFF non può che esserci la connessione tra la pandemia di coronavirus e i cambiamenti climatici, ma soprattutto come fare tesoro di quello che stiamo vivendo. "Ci troviamo dentro una crisi sanitaria e ognuno di noi deve fare la sua parte, e noi vogliamo che si faccia tutto quello che è necessario nel rispetto dei diritti delle persone per garantire la salute di tutte e tutti. Ma siamo sicuri che questa crisi è stata affrontata in ritardo. Da oltre un decennio gli scienziati e le istituzioni sanitarie hanno suonato il campanello d'allarme: una pandemia di questo tipo era un evento atteso nella comunità scientifica, più che il ‘se' si discuteva del ‘come' e del ‘quando'". Il rapporto di causa ed effetto tra l'affacciarsi di nuovi virus negli ultimi sessant'anni e gli interventi dell'uomo sull'ambiente, per la maggior parte degli studiosi che si occupano del tema, è un dato di fatto. Quando ci occupiamo del coronavirus, ci stiamo occupando anche di come il nostro modello di sviluppo è intervenuto sugli ecosistemi facilitando i "salti di specie" di virus prima sconosciuti per l'uomo.

La mobilitazione a cui tutti siamo chiamati per arginare il contagio, potrebbe però anche insegnarci qualcosa per il nostro prossimo futuro."L'emergenza prodotta dal coronavirus sta dimostrando che se serve siamo in grado di cambiare. Cambiare in tutti i sensi: bloccare e ripensare la produzione, cambiare stili di vita. Lo stiamo facendo per difendere la salute di tutti, dobbiamo farlo per fermare i cambiamenti climatici. La pandemia sta facendo capire a molti che troppo a lungo i profitti o le logiche di bilancio sono stati messi davanti alla salute dei cittadini, e chissà che questo non servirà a invertire la rotta. Il rischio è che questa consapevolezza rispetto alla crisi climatica arrivi troppo tardi mentre è necessario agire immediatamente, ora, non domani".

"Dobbiamo fare tesoro di questa lezione per iniziare subito la transizione ecologica". Ha ragione Barbara, a cui auguriamo di poter tornare al più presto in piazza a manifestare.