"Sento il bisogno di tornare in quella casa. Non sarà facile, perché è dove Samuele ha vissuto felice e dove è stato ucciso". Così Annamaria Franzoni si sarebbe raccontata durante le sedute con il perito Augusto Balloni, incaricato di stabilire se la donna possa ottenere il carcere domiciliare e rese note dalla giornalista Ilaria Cavo, durante la puntata di ‘Quarto Grado'. La casa di cui parla la Franzoni è la villetta di Cogne dove nel gennaio del 2002 fu ucciso il piccolo Samuele Lorenzi. La donna è stata condannata in via definitiva a 16 anni per quel delitto. "Ho sempre respirato da mia madre un senso materno molto forte. Lo stesso che ho io, perché sento come priorità, come donna, la famiglia – spiega Annamaria Franzoni -. Non ho mai pensato alla carriera. Quello che mi gratifica di più e mi fa stare bene è tenere la casa, stare con i miei figli, stare con mio marito, fargli trovare quel calore materno di moglie. Penso sia lo scopo della vita. Quello che ho respirato a casa mia è questo: la normalità dei figli, la dedizione".

Penso a quella mattina – dice ancora Franzoni -. Cerco di ricordare se durante il percorso di ritorno posso avere visto qualcosa in più, un'ombra, qualcosa, qualsiasi cosa. Io per prima mi sono messa in discussione, perché in quei momenti sei fragile e tutti ti dicono: ‘sei stata tu!' – afferma la donna – I miei sentimenti li conosco: io darei la vita, ho dato la vita ai miei figli, non l'ho tolta… Sono un genitore, pretendo la verità, la giustizia. Chiederò aiuto a chiunque, perché lo devo a Samuele, ai miei figli, a mio marito. La mia vita è dedicata solo a quello. Il bello è stato quello che abbiamo vissuto lì: quello è il nostro vivere, è la nostra casa, io mi sento sempre fuori casa".

L'eventualità del ritorno della Franzoni a Cogne è accolta con poco entusiasmo dal sindaco, Franco Allera: “Con tutto quello che è successo, che ha detto su tante persone, è chiaro che almeno una parte della gente non l’accoglierebbe certo bene. Ciò che ha detto su tante persone ha lasciato un segno, degli strascichi. A Cogne la vicenda ha fatto solo del male”. Dopo il dissequestro il 23 marzo del 2013, la casa di Cogne è tornata in possesso di Stefano Lorenzi. Da allora l’immobile è rimasto disabitato.