L’ennesima tragedia all’interno della tristemente famosa baraccopoli di Borgo Mezzanone, a Foggia, ha fatto un’altra vittima. Il dramma si è consumato all’alba di oggi, venerdì 12 giugno a causa di uno dei tanti incendi che purtroppo frequentemente compliscono il ghetto, dove vivono ammassati tutti insieme centinaia di braccianti agricoli stranieri, per lo più africani, quasi sempre sfruttati nei campi agricoli della zona a pochi euro per lunghissime giornate di lavoro massacranti. La vittima è stata sorpresa dall’incendio alle prime luci dell’alba, prima delle sei del mattino, e non è riuscita a sfuggire alle fiamme.

Quando i primi soccorsi sono giunti sul posto, per lui era ormai troppo tardi. Il suo corpo semicarbonizzato è stato rinvenuto dai vigili del fuoco tra i pochi resti rimasti del rifugio improvvisato in cui viveva. Anche per questo in un rimo momento non è stato possibile nemmeno identificarlo. Secondo le prime informazioni, si tratterebbe di un senegalese 37enne di nome Mohamed Ben Ali, ma che tutti chiamavano Bayfall. "Era un bravissimo ragazzo, lavorava nei campi e vendeva anche braccialetti e bigiotteria in strada" hanno raccontato  alcuni amici che risiedono nella stessa baraccopoli pugliese

Soumahoro: "Ucciso dalle fiamme della miseria"

L’incendio pare sia di natura accidentale e fortunatamente ha riguardato un solo alloggio anche grazie al tempestivo intervento della squadra di pompieri che presidia la borgata. ”Il bracciante morto a Borgo Mezzanone è stato ucciso dalle fiamme della miseria” ha denunciato ancora una volta Aboubakar Soumahoro, attivista e sindacalista dei lavoratori agricoli dell’Usb. “Il Governo, incurante e indifferente al nostro dolore, ha deciso di non affrontare i PADRONI della filiera agricola: i giganti del cibo, che sacrificano la nostra vita per profitto. Abbiamo convocato un'assemblea dei lavoratori oggi a Borgo Mezzanone, perché non possiamo accettare che si muoia così” ha aggiunto il sindacalista.

LeU: "Serve intervenire urgentemente"

"Oggi all’alba, è morto un ragazzo a causa di un incendio divampato, forse per l'uso di un fornellino da campo. Si tratta della quarta vittima in un anno nel ghetto di Borgo Mezzanone. Sono notizie insopportabili. La stessa esistenza delle baraccopoli certifica la resistenza del potere dei caporali. La regolarizzazione avviata dal Governo deve necessariamente portare con sé condizioni di vita dignitose, inserendo queste persone in un circuito di accoglienza che consenta loro di dormire sotto un tetto che sia realmente tale e di recarsi al lavoro e di lavorare in sicurezza.
Serve intervenire urgentemente sulle condizioni di miseria cui i braccianti sono costretti, o non cambierà nulla" ha ricordato Erasmo Palazzotto di LeU in una nota.

Associazione Terra: "I ghetti vanno chiusi"

"Siamo costernati dalla morte del giovane Mohamed Ben Ali nell'ennesimo incendio scoppiato stamattina al ghetto di Borgo Mezzanone. Non si può più fare finta di nulla di fronte a questa tragedia, la quarta solo nell'ultimo anno. I ghetti vanno chiusi e bisogna garantire abitazioni vere ai residenti" dichiara Fabio Ciconte direttore dell'Associazione Terra", aggiungendo: "La regolarizzazione approvata con il decreto rilancio contiene un passaggio chiave da questo punto di vista, perché chiede ai prefetti di organizzare, in risposta all'emergenza sanitaria, soluzioni abitative consone per chi vive in condizioni inumane e degradanti. Queste azioni sono previste anche dal Piano triennale di contrasto al caporalato, ed è venuto il momento di portarle a compimento. Fino a quando esisteranno ghetti o tendopoli, fino a quando non sarà garantita la dignità delle persone, la battaglia al caporalato non potrà dirsi vinta".