Fallou ucciso a 16 anni da un coetaneo, le motivazioni della condanna: “Sapeva cosa faceva”

“Non può dubitarsi che l'imputato, nella scelta di dotarsi di un'arma, per ben due volte, fosse consapevole dell'illiceità del comportamento anche per aver ricevuto una sonora punizione della famiglia in occasione del rinvenimento del primo coltello”. Così scrivono i giudici del Tribunale per i minorenni di Bologna nelle motivazioni della sentenza del 15 dicembre 2025, che ha condannato a 11 anni e 6 mesi il ragazzo che il 4 settembre 2024 uccise a coltellate Fallou S., in via Piave.
Il giovane è stato condannato non solo per omicidio volontario, ma anche per porto abusivo del coltello con cui è stato commesso il delitto e per lesioni aggravate nei confronti di un 17enne bengalese amico della vittima. La Procura dei minori aveva chiesto 21 anni, ma i giudici hanno concesso le attenuanti generiche, considerando la “complessiva condizione dell'imputato”, le “considerazioni espresse sul suo difficile percorso adolescenziale e sulle problematiche relazionali, che pur non possono giustificare il sacrificio di una vita umana innocente”, e l’incensuratezza del ragazzo.
La consapevolezza del gesto
I giudici sottolineano come, nonostante la complessità del contesto familiare e personale, il 16enne fosse pienamente consapevole delle proprie azioni: “le relazioni dell'Ussm sulla condizione personale e familiare del giovane”, e le “dichiarazioni dei genitori, della dirigente scolastica, degli allenatori e gestori della palestra” delineano una “personalità complessa che attraversava una delicatissima fase di adattamento sociale, sicuramente compromesso da frequenti momenti di tensione con i pari, ma non consentono di dubitare che il ragazzo avesse piena coscienza delle azioni compiute”.
Inoltre, i magistrati confermano: “appare certo, oltre ogni ragionevole dubbio, che il giovane ebbe a rappresentarsi e accettò il rischio che la coltellata inferta potesse produrre un evento letale”.
L'omicidio di Fallou a Bologna, la condanna e le reazioni
La sera del 4 settembre 2024, Fallou intervenne per difendere un amico 17enne bengalese con cui l’imputato aveva tensioni pregresse. Durante il parapiglia, il giovane armato di coltello colpì alla cieca: il bengalese rimase ferito al collo e alla schiena, mentre Fallou Sall fu colpito all’addome e morì dissanguato in strada.
Il Tribunale ha tenuto conto della complessità del contesto e della storia personale dell’imputato, concedendo le attenuanti generiche: “pur non possono giustificare il sacrificio di una vita umana innocente”. La pena finale è stata quindi di 11 anni e 6 mesi, inferiore ai 21 anni richiesti dalla Procura.
Dopo la sentenza, il padre di Fallou, Mao, aveva: “Sappiate che oggi in Italia la pena per un omicidio è di 11 anni. Omicidio! Non tentato omicidio, omicidio. Questo è un bell’insegnamento per i nostri figli. È una vergogna”.