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8 Febbraio 2020
09:48

“Facciamo una figlia e la stupriamo”, l’orrore delle mamme pedofile

Una delle donne è di Terni, l’altra di Reggio Emilia. L’uomo, di Grosseto, è il padre di una delle vittime messa al mondo per “realizzare fantasie sessuali condivise”. Ora è in isolamento in carcere c’è il rischio che sia linciato dagli altri detenuti. I tre avevano una chat sulla quale condividevano una sorta di ‘prontuario pedopornografico’ (“Come praticare l’amore bambino”).
A cura di Biagio Chiariello
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"Non posso più inviarti nulla, non vuole più farsi fotografare. Ho paura che lo racconti al mio compagno". Così si giustificava nell’agosto 2019, la 37enne emiliana arrestata ieri – insieme ad una donna di Terni – per abuso su minori. In manette è finito anche il mittente di quel messaggio, un 40enne di Grosseto, padre di una delle vittime. Il soggetto invece era la figlia della 37enne. Secondo quanto accertato dall’inchiesta choc condotta dai pm Sandro Cutrignelli e Giovanni Solinas della procura di Firenze, in cambio di soldi la donna ha ripetutamente inviato al 40enne toscano, negli anni, foto e video dei genitali della figlia, nata nel 2010, assecondando le voglie dell’uomo già condannato per detenzione di uno significativo archivio pedopornografico. E stando a quanto si legge sul Resto del Carlino, la 37enne si sarebbe addirittura prestata a concepire la piccola  esclusivamente per questo scopo.

Abusi su minori, le accuse choc

Le accuse nei confronti dei tre soggetti vanno dalla violenza sessuale su minori di 10 anni, produzione e divulgazione di materiale pedopornografico. Le vittime sarebbero due figlie di bambine di 10 e 4 anni che giovedì sono state affidate ai servizi sociali. Il 40enne del Grossetano e la donna di Terni aveva una relazione sentimentale e da una “chat tra i due – scrive il gip Agnese Di Girolamo nell’ordinanza – emerge come assolutamente verosimile” che la gravidanza sia stata voluta “con il preciso intento di realizzare le fantasie sessuali condivise“. Nel circolo vizioso è finita però anche la 37enne di Reggio Emilia. Facevano tutti e tre parte di un gruppo Whatsapp in cui era stato pubblicato il manuale “del perfetto pedofilo” per insegnare alle due donne e ad altri come violentare i bambini in generale e i propri figli in particolare.

Bimba concepita apposta per le violenze

La personalità del 41enne della provincia di Grosseto è definita dal gip "assolutamente orientata alla pratica della pedofilia e alla continua ricerca di nuove vittime di età anche poco più che neonatale". Non meno grave quella delle due madri, donne "che hanno consentito, in spregio a ogni dovere genitoriale di cura e salvaguardia dell’integrità delle figlie, che il corpo delle loro piccolissime bambine venisse violato e che le immagini dei genitali delle stesse venissero diffuse e inoltrate al loro predatore". Una, lo avrebbe fatto "per compiacimento e condivisione di uno scellerato progetto", l’altra "per ottenere qualche soldo dal mercimonio del corpo della figlia". Sono tutti e tre in carcere. L’uomo in una cella di isolamento del carcere di Grosseto perché c’è il rischio che sia linciato dagli altri detenuti.

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