È partito oggi a Novara il maxi-processo Eternit “bis” per le quasi quattrocento vittime dello stabilimento dell’alessandrino che chiuse i battenti nel giugno 1986. Gli operai e i dipendenti (62), ma anche tanti abitanti di Casale Monferrato (330), si ammalarono di asbestosi, mesotelioma e tumori polmonari. In realtà solo una parte dei decessi provocati nell'area della fabbrica dove – secondo studi epidemiologici – in questi anni e fino al 2024 circa ci sarà il picco dei casi di tumore. L'imputato è l'imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny, che non si è presentato in aula ed è chiamato a rispondere di omicidio volontario con dolo eventuale. I casi conteggiati nel capo d'accusa sono oltre 350.  È solo una parte dei decessi provocati a Casale Monferrato, dove – secondo studi epidemiologici – in questi anni e fino al 2024 circa ci sarà il picco dei casi di tumore. La Presidenza del Consiglio dei ministri ha intanto depositato una costituzione di parte civile. In aula è presente il procuratore dello Stato, Emilio Barile La Raia.

Il più grande procedimento della storia giudiziaria

A sostenere l’accusa il pm torinese Gianfranco Colace, che già faceva parte del pool di Raffaele Guariniello quando nel 2009 era iniziata l’udienza preliminare del più grande procedimento della storia giudiziaria, con 2889 persone offese e 6300 parti civili. Lo affianca il pm di Vercelli, Mariagiovanna Compare. "Sarà un processo lungo e complesso nel quale porteremo il nostro contributo tecnico e giuridico con la consueta serietà". È quanto dichiara l'avvocato Guido Carlo Alleva, uno dei difensori dell'imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny. In merito alle questioni che solleverà la difesa, Alleva si limita a dire che "saranno tante".

I familiari delle vittime

"Abbiamo il dovere di essere presenti nonostante i tanti pugni presi nello stomaco. Non avremo giustizia fino a quando una sentenza non dirà che queste cose non si dovevano fare e non si dovranno più fare". Lo ha detto Bruno Pesce dell'Afeva, l'associazione familiari vittime amianto.

Il primo processo Eternit

Nel primo maxiprocesso Eternit, Stephan Schmidheiny e il barone belga Jean Louis De Cartier de Marchienne, morto nel 2013, erano stati condannati in primo grado a 16 anni per disastro ambientale doloso permanente e per omissione volontaria di cautele antinfortunistiche. In secondo grado Schmidheiny era stato condannato a 18 anni, ma nel novembre 2014 arrivò l’annullamento della condanna per prescrizione da parte della Corte di Cassazione. La Cassazione aveva separato il processo Eternit Bis in quattro tronconi, ciascuno in relazione ai morti d’amianto di Casale Monferrato, Cavagnolo, Rubiera e Bagnoli.

Processo a porte chiuse per Covid

Il procedimento giudiziario si svolgerà a porte chiuse per l'emergenza sanitaria ancora in atto. Lo ha deciso la Corte di assise di Novara. Nel corso della sua lunga ordinanza il presidente ha osservato che sebbene "la situazione sia in via di miglioramento" per "effetto della campagna vaccinale" si rendono ancora necessarie delle precauzioni anche perché, fra l'altro, "nessun vaccino è efficace al 100%".