Non si è mai indagato fino in fondo sulla scomparsa di Erika Ansermin, la giovane manager valdostana scomparsa nel nulla domenica il 20 aprile del 2003, mentre e il fidanzato e la suocera l'attendevano per il pranzo di Pasqua. Sono passati diciassette anni, la madre, Carla Lazanio Ansermin, si è rassegnata, per autoconservazione, a non vederla mai più. Anche la sorella Elisa da anni non parla di lei. Troppo doloroso. Ma in rete esistono forum e gruppi in cui ancora le persone si domandano cosa sia accaduto veramente alla giovane consulente commerciale la cui morte presunta è ormai stata riconosciuta anche dalle autorità.

La storia di Erika Ansermin

Torniamo dove tutto è cominciato, ad Aosta, dove Erika vive con i genitori e la sorella durante i weekend. In settimana si trasferisce nella casa del fidanzato Christian Valentini a Milano, dove lavora. Da casa sua ad Aosta, presumibilmente, la mattina del 20 aprile 2003, Erika si è mossa per andare a pranzo con Christian e la madre di lui. Un incontro importante, che avrebbe dovuto festeggiare l'imminente trasferimento nella nuova casa in centro a Milano, dove la ragazza, consulente di una prestigiosa azienda di moda milanese, stava per trasferirsi dopo tre anni di convivenza con il fidanzato, avvocato valdostano. Prima di andare all'appuntamento Erika ferma la sua Panda verde davanti a un negozio Blockbuster nel quartiere St-Christophe, a pochi minuti da casa, dove riconsegna un film noir affittato giorni prima. Un gesto di manifesta normalità. Sono le 12 e 20, da quel momento Erika è un fantasma. All"Ermitage' di Courmayeur, Christian e la madre diventano impazienti, cominciano  a mangiare. Solo alle 13 e 30 il sospetto che possa esserle accaduto qualcosa li spinge a dare l'allarme.

La Panda verde di Erika Ansermin

Erika viene cercata ovunque per 24 ore, fino a che, l'indomani, il ritrovamento della Fiat Panda verde ad Avise, non mette gli inquirenti su una nuova pista. Nella vettura, parcheggiata con la parte anteriore rivolta verso Aosta, da dove Erika invece avrebbe dovuto arrivare, ci sono la giacca, il cellulare (spento) della ragazza e la carta di credito. Mancano le chiavi delle due case, di Milano e di Aosta. Si parla di allontanamento volontario, ma Erika, affermata manager in grado di parlare quattro lingue, donna determinata che aveva sempre scelto in autonomia studi e carriera, non aveva bisogno di inscenare fughe per fare quello che voleva. E soprattutto non avrebbe mai gettato in angoscia la famiglia che amava. Un viaggio nella nativa Corea, dove i genitori l'avevano adottata insieme a Elisa, per riscoprire le sue origini, forse? Anche questa possibilità viene scartata. La realtà è che c'erano già stati tutti insieme e le ragazze avevano detto ai genitori: "Non ci interessa, per noi ci siete solo voi".

L'incubo dell'AIDS

Per un po' l'attenzione si punta su Christian, il fidanzato. Belli, ricchi, eleganti, erano una coppia invidiata e felice. Qualche giorno prima dei fatti, però, i ragazzi avevano discusso per una questione di salute. Erika aveva insistito a chiamare il 119 dicendo di voler ricoverarsi. Christian (la telefonata è agli atti delle indagini), l'aveva schernita con l'operatrice: "Lo dica anche lei a questa pazza, a questa rompiballe, che non può ricoverarsi". La cosa era finita lì, ma Erika aveva fatto in segreto un test sull'HIV. Su Google aveva cercato le cliniche dove si tratta la malattia. Erika, insomma, da un momento all'altro aveva sviluppato questa ossessione, forse, dopo aver scoperto qualcosa che le aveva fatto supporre di essersi potuta infettare. I test sono negativi, ma Erika non lo saprà mai, perché sparisce prima. La sorella, a cui nulla sfuggiva, si era accorta che qualcosa la preoccupava. In occasione del suo ventisettesimo compleanno aveva sentito Erika al telefono, martedì 15 aprile, per gli auguri. L'aveva trovata diversa dal solito.

I dubbi sul fidanzato Christian Valentini

Quanto al fidanzato, pochi giorni dopo la scomparsa di Erika, parte per una vacanza in Francia con l'amico Vivien, istruttore di sci. Si tratta dello stesso amico che per un po' aveva ospitato nella casa di Milano, facendo infuriare Erika che aveva confidato agli amici di non sopportarne la presenza. È sempre un ragazzo nella cerchia di conoscenze di Christian, un giovane brasiliano che, intervistato da Chi l'ha visto, sull'orario in cui sarebbe comparsa ad Avise la Panda verde di Erika, aveva sostenuto di non conoscere Christian Valentini, me altre testimonianze – raccolte dal detective privato della famiglia Ansermin – sostenevano che invece avesse svolto dei lavori di copertura del tetto della villa di Courmayeur dei genitori di Valentini e che i due avrebbero giocato insieme a calcio. Il ragazzo, peraltro, all’epoca dei fatti aveva in affitto un garage proprio di fronte al luogo del ritrovamento dell’auto.

La pista di Danilo Restivo

Nel 2004, dopo un anno di infruttuose ricerche, c'è una svolta clamorosa nel caso. Foto di Erika e un articolo che parlava della scomparsa vengono trovati  dalla polizia inglese, nientemeno che sul computer di Danilo Restivo, a Bournemouth, dove era stato arrestato per aver ucciso barbaramente la sarta Heather Barnett. Restivo, noto alle cronache per essere sempre stato il principale sospettato dell'omicidio della sedicenne Elisa Claps, che verrà ritrovata mummificata nella soffitta della Chiesa della SS. Trinità di Potenza, era noto per il suo profilo di stalker e killer seriale. Lui, che dopo la scomparsa della Claps, lasciò Potenza e andò per qualche tempo a Milano, viene preso in considerazione come potenziale omicida di Erika. Questa pista, però, per quanto suggestiva, non sta in piedi e si torna nuovamente al punto di partenza.

Il detective privato: "Fatta sparire da più persone"

È sempre l'investigatore privato che svolge delle indagini per conto della famiglia di Erika Ansermin, Daniele Marcis, a ipotizzare che la ragazza possa essere stata vittima di un delitto ideato ed eseguito da più menti e mani. Erika, insomma, sarebbe stata scomoda e di ostacolo per qualcuno che avrebbe voluto farla sparire. L'ipotesi, però non è stata mai dimostrata. Resta ancora un mistero, per esempio, che fine abbia fatto l'accappatoio rosso che la ragazza indossava la mattina di Pasqua nella sua casa, quando ha aperto la porta a un amico di famiglia che era andato a fare gli auguri. È un mistero anche il ritrovamento delle chiavi di casa, le famose chiavi che mancavano dall'auto, nella cassetta delle lettere.

L'epilogo

A distanza di 17 anni è impossibile immaginare che Erika sia sparita così e che non abbia mai avuto bisogno di documenti né toccato un centesimo del suo conto. Oggi il papà, Piero Ansermin, è morto. Sono rimaste solo mamma Carla e la sorella Elisa a chiedersi dove sia la loro Erika, pur rassegnate a ‘non sapere mai cosa è successo'. Nel 2007, infatti, quattro anni dopo la scomparsa di Erika, Christian Valentini, il fidanzato, è morto nella clinica milanese ‘Humanitas', dopo una lunga malattia. "Si è portato la verità nella tomba", ha detto Carla.