“Erba alta in caserma, comprate capre”. La battuta dell’ammiraglio scambiata per un ordine

A cura di D. F.
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Una battuta dell’ammiraglio Giuseppe De Giorgi è stata scambiata per un ordine dagli ufficiali di due caserme, che hanno acquistato capre per la manutenzione delle aree verdi, con non pochi problemi…

Sta suscitando non poca ilarità la notizia, riportata dal Fatto Quotidiano, secondo cui una battuta pronunciata dall'ammiraglio Giuseppe De Giorgi, capo di stato maggiore della Marina Militare, sarebbe stata presa sul serio dai suoi sottoposti. Cosa aveva detto l'alto ufficiale? Pare che dopo una visita in una caserma pugliese si fosse contrariato per l'erba troppo alta ed avrebbe detto, tra il serio e il faceto: “Se non bastano i soldi per falciare i prati, potete comprare delle caprette”. Ebbene, è stato preso sul serio e almeno in due caserme, in Veneto e Puglia, i ruminanti sono arrivati per davvero. Gli intenditori riferiscono che a Taranto sono state preferite le capre tibetane, mentre a Venezia quelle alpine. Naturalmente è ignoto il criterio con cui è stata fatta la scelta.

Pare che negli ultimi anni i governi abbiano tagliato fondi alle caserme militari, che di conseguenza hanno dovuto chiudere stralciare i contratti con le ditte di manutenzione scaricando il grosso del lavoro sui militari di leva. Ma si sa, tra una marcia e un'esercitazione non sempre c'è tempo per la routine e così i lavori sono stati in qualche caso trascurati. Così, quando gli ufficiali hanno udito il suggerimento di niente meno che il capo di stato maggiore hanno colto la palla al balzo. Un ordine è un ordine: procurarsi delle capre è stato il passo successivo.

Il problema è che però le capre sporcano e possono essere persino minacciose. Inoltre sono animali, vano accuditi con cura acquistando il mangime, costruendo dei ripari, provvedendo alle cure veterinarie. Così un ligio preposto alla salute sul lavoro dell’Istituto di studi militari marittimi invia una mail al comandante e ai colleghi: “Rientrato dalla licenza ho appreso che in arsenale erano state destinate due capre e un montone come manutentori delle aree verdi. Ho subito pensato a uno scherzo. Invece, con mio stupore, era proprio così”. L'uomo si preoccupa anche di sapere "se hanno già ricevuto le opportune vaccinazioni e se fra gli ordini di servizio c’è anche quello di pascolare e spalare il letame. Oltre a preoccuparmi dei miei simili mi stanno fortemente a cuore anche gli animali. E’ notizia di stamane che un capretto è stato partorito morto”. La mail si chiude  “con la viva speranza che le caprette vadano presto a pascolare, tutte assieme, sulle vicine Dolomiti”.

Ma la già bizzarra faccenda assume toni farseschi quando il preposto si vede attribuire una dura punizione: tre giorni di consegna di rigore per “violazione delle funzioni attinenti al grado” e perché il soldato, con “dichiarazioni incomplete”, avrebbe rivelato “segreti militari”.

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