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“Elisa è morta, l’ho uccisa io”, la freddezza del killer dopo il femminicidio di Ravenna

Ha ucciso sua moglie strangolandola fino a che non si è accasciata senza fiato mentre le figliolette dormivano nella stanza accanto. Così ha ucciso Riccardo Ponti, il femminicida di Bagnacavallo (Ravenna) che ieri ha ammazzato la moglie Elisa Bravi, 31enne. Dopo il delitto il 38enne ha chiamato i carabinieri e poi i suoceri: “Elisa è morta, l’ho uccisa io”.
A cura di Angela Marino
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Una notte come tante, una moglie e un marito che hanno messo a letto le bambine e poi sono andati in stanza a dormire. Poi quella forte inquietudine, la rabbia e le mani al collo di quella moglie incredula, che si è dimenata, ha lottato contro un destino assurdo. Lui la stringe finché non smette di respirare, poi, quando realizza che può morire, tenta di rianimarla, ma è troppo tardi. Una morte tragicamente fortuita, così l'ha raccontata al pm, Riccardo Pondi, l'aspirante vigile del fuoco di 38 anni salito agli onori delle cronache come il femminicida del giorno. È toccato a lui, stavolta, ma almeno ha fatto un atto di responsabilità, ha chiamato prima il 118 poi i carabinieri, cui si è autodenunciato. "Elisa è morta, l'ho uccisa io".

Sarà difficile spiegarlo, un giorno, alle due bimbe di sei e sette anni che la giovane coppia ha messo al mondo. Le piccole, che dormivano il loro sonno sereno nell'altra stanza, dopo i fatti sono state portate immediatamente dai nonni e poi affidate ai servizi sociale di Bagnacavallo (Ravenna), dove questa tragedia è andata in scena. Lui aveva problemi cardiaci, dice il suo legale, l'avvocato, Francesco Manetti, secondo il quale quando è scoppiata la lite la moglie stava intimando al marito di ‘farsi curare', all'ospedale Sant’Orsola di Bologna. Quello che invece racconta la scena del delitto, è una colluttazione violenta, con tracce di sangue, quelle dell'aggressore, sul pavimento. Lei ha tentato di resistere, ha lottato, lui ha sbattuto contro uno sgabello, ma quando ha mollato la presa la sua ‘preda' era già senza fiato.

Dietro i motivi più o meno futili per cui sarebbe scoppiata la lite, è emerso durante l'interrogatorio avvenuto ieri prima dell'arresto, un rapporto di coppia logoro, funestato dalla gelosia di lui. La coppia, non più tardi di due mesi fa, si era affidata a uno psicologo, ma a quanto pare lo specialista non era riuscito a incanalare la rabbia e gli istinti di lui. E così si è arrivati alla sera di ieri, quando pochi minuti prima dell'una, lui l'ha aggredita in camera da letto, dove dopo la furia, è calata su Pondi una gelida calma. Ha chiamato i suoceri, i genitori di Elisa, per dire loro di avere ucciso la figlia. Prima di farsi portare via ha sistemato ogni cosa con le persone vicine. O quasi. Le due bimbe, infatti, ancora non sanno che la loro vita non tornerà mai più come prima.

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