Venticinque anni fa Elisa Claps veniva vista per l'ultima volta nella chiesa della SS. Trininità di Potenza, quella che sarebbe stata il suo sepolcro per ben 17 anni, fino al misterioso ritrovamento del 17 marzo 2010. È passato un quarto di secolo dal delitto che ha sconvolto e diviso Potenza, ma la Chiesa, nel cui sottotetto due addette alle polizie scoprirono i resti della adolescente uccisa, resta ancora chiusa. Non solo in segno di lutto: vi sono ancora strascichi giudiziari che riguardano il presunto coinvolgimento di esponenti del clero nell'occultamento del corpo della ragazza uccisa dall'allora ventunenne Danilo Restivo. Come da anni sostiene Gildo Claps, fratello di Elisa, non solo don Mimì Sabbia, l'allora parroco e amico di famiglia dei Restivo, deceduto alcuni anni fa, doveva essere a conoscenza della presenza del corpo nel sottotetto, ma anche altre figure di rilievo del clero.

Elisa uscì di casa la mattina di domenica 12 settembre 1992 per incontrare Danilo Restivo, 18 anni, con il quale aveva appuntamento in chiesa, dove viene vista viva l'ultima volta. All'epoca Danilo Restivo era un giovane con problemi comportamentali e precedenti per stalking, sebbene ogni guaio giudiziario del ragazzo fosse stato accomodato dal padre Maurizio, direttore della pubblica biblioteca e amico del parroco. In città era noto per la sua abitudine di tagliare, di nascosto, ciocche di capelli alle belle ragazze che incontrava in strada o sull'autobus. Restivo viene attenzionato subito per la scomparsa di Elisa in quanto, come lui stesso confessa, è stato l'ultimo a vederla.

Le indagini iniziate dal pm Felicia Genovese, poi rimossa dal caso perché finita a sua volta sotto inchiesta, e proseguite dal pm Rosa Volpe del Tribunale di Salerno, tuttavia non produrranno alcun risultato. Solo 17 anni dopo, quando la Chiesa della Trinità è ormai sotto la guida del giovane don Wagno, il ritrovamento del corpo metterà in moto di nuovo le indagini a carico di Danilo Restivo, ormai quarantenne, nel frattempo processato e condannato per l'omicidio di Heather Barnett, orribilmente uccisa a Bornmouth, nel Regno Unito, dove si era trasferito. Restivo è stato infine condannato a 30 anni per l'omicidio di Elisa, colpita con 13 fendenti probabilmente in un tentativo di violenza sessuale. A Potenza sono in molti a credere che il ritrovamento del cadavere mummificato della povera ragazza sia stato solo una messa in scena.