Dall'associazione mafiosa al traffico di armi e droga, passando per lesioni e risse: sono i reati contestati alle 99 persone affiliate al clan Strisciuglio di Bari che fin dalle prime ore di oggi sono state raggiunte da ordinanze di custodia cautelate. Per 96 di loro si sono spalancate le porte del carcere mentre altre tre sono state poste agli arresti domiciliari. Le indagini dell'operazione – chiamata ‘Vortice-Maestrale' – sono state condotte da polizia e carabinieri coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari con la collaborazione della direzione nazionale antimafia. L'inchiesta si è concentrata in particolare sugli ultimi sei anni e sulle modalità scelte dal sodalizio non solo per definire la propria gerarchia interna ma anche per imporsi, nel controllo delle attività illegali, in diversi quartieri della città e nei vicini comuni di Palo del Colle e Conversano. Durante gli accertamenti investigativi sono stati documentati episodi di estorsione ai danni dei commercianti, riti di affiliazione e spedizioni punitive a carico di chi non saldava i debiti o rimaneva incastrato in questioni sentimentali. Per gli inquirenti erano Ivan Caldarola e Vito Valentino – entrambi con precedenti penali – ai vertici dell'organizzazione ma potevano contare sulla collaborazione di altri referenti di quartiere e città.  A 53 degli arrestati l'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip del tribunale di Bari, Giovanni Anglana, è stata notificata in carcere. L'inchiesta conta complessivamente 147 indagati e si è avvalsa delle dichiarazioni rese da una ventina di collaboratori di giustizia.

Gli inquirenti: "Dal clan Strisciuglio asfissiante controllo del territorio"

Come riporta un passaggio dell’ordinanza di custodia cautelare "i quartieri dove è attivo il clan Strisciuglio sono tuttora caratterizzati da un asfissiante controllo del territorio, che si manifesta attraverso le estorsioni esercitate in danno di numerosi piccoli imprenditori ed artigiani che hanno le proprie attività ed insediamenti produttivi in quelle aree: cantieri edili, commercianti, lidi balneari, attività di ristorazione, eventi ludici e concertistici". Tra i 40 capi d’imputazione contestati, a vario titolo, ai 147 indagati, ci sono cinque estorsioni: a una gioielleria (4 bracciali del valore di 20mila euro come prezzo della protezione); a una sala scommesse, imponendo slot machine fornite dall’indagato Baldassarre D’Ambrogio; al gestore di un garage (una moto); alla proprietaria di un bar (5 mila euro per aver insultato la moglie di un sodale, dopo averle danneggiato il locale e incendiato il portone di casa); il pizzo su un giro di prostituzione (10 mila euro per poter continuare l’attività).

Droga in carcere con le fionde e con i droni

A rappresentare "un punto di snodo fondamentale nelle dinamiche associative nel territorio barese" è stata però per gli inquirenti la violenta rissa tra 41 detenuti avvenuta nel carcere di Bari l’11 gennaio 2016, dopo la rottura dell’alleanza tra i clan Strisciuglio e Misceo. L’episodio è menzionato nell’ordinanza di custodia cautelare. L’inchiesta della Dda ha evidenziato il potere intimidatorio e la capacità del clan di esercitare un controllo anche all’interno delle carceri e "l'estrema rilevanza" proprio di quella rissa, nella quale rimasero feriti anche agenti di Polizia penitenziaria, "in grado di incidere in una sorta di riequilibrio del panorama mafioso barese, anche in relazione agli interessi connessi alle varie attività illecite". Da quel momento, infatti, sarebbe cominciata una invasione da parte del gruppo criminale barese su alcuni territori della provincia, soprattutto per impadronirsi delle piazze di spaccio. Da dietro le sbarre "i membri di vertice del clan Strisciuglio – si legge negli atti – continuavano a gestire le attività illecite, ad impartire ordini e direttive, non solo tramite le ambasciate comunicate all’esterno per tramite di familiari, ma anche utilizzando telefoni cellulari consegnati clandestinamente nelle carceri di tutto il territorio nazionale". Nel carcere di Bari – hanno documentato le indagini e rivelato collaboratori di giustizia – entrava anche droga, lanciata con le fionde o, in occasione delle festività natalizie, con i droni.