"Può sembrare un gesto eroico ma non lo è, in realtà lo farebbero qualsiasi madre e qualsiasi padre: io lo rifarei duemila volte": queste le parole della madre medico che ha donato parte del suo fegato per salvare la figlia di tre anni. "Mia figlia Greta – racconta la 43enne dottoressa, che è otorinolaringoiatra, all'Ansa – è nata con due malformazioni rare, una all'intestino per cui è stata operata due giorni dopo la nascita, e una atresia delle vie biliari, che porta alla cirrosi epatica. Ora ha tre anni e mezzo ma non non ha mai potuto fare una vita normale: niente asilo, niente giochi con gli altri bambini. Per il trapianto eravamo in lista di attesa da 10 mesi, nei quali Greta ha avuto 8 ricoveri. Il suo progressivo peggioramento a gennaio mi ha spinta a trasferirmi con lei a Torino da Cagliari, dove viviamo con mio marito e l'altra figlia di nove anni".

"Ho chiesto di essere io la donatrice – aggiunge – ed è partita una serie di accertamenti molto approfonditi, parallelamente ai test psicologici al percorso burocratico, perché serve il nulla osta del Tribunale. Io sapevo bene ciò a cui sarei andata incontro, anche se non mi aspettavo un decorso postoperatorio così impegnativo. La bimba intanto non assimilava più niente, e il 18 marzo c'è stata l'intervento".

La donna è stata dimessa e si è praticamente già ripresa completamente. "Mi è stato detto che il fegato rimasto è più che sufficiente. Per Greta l'iter sarà un po' più lungo, però la porzione di fegato che gli è stata trapiantata crescerà con lei. Ne ha passate tante e ha una forza immensa, ora chiedo solo che possa fare una vita il più normale possibile: crescere, giocare e andare all'asilo" dice ancora. "Spero solo – sottolinea – che la nostra esperienza sia di aiuto per le altre famiglie. Non dobbiamo mai dimenticare che in Italia abbiamo centri che fanno un lavoro davvero superlativo. Che il professor Romagnoli sia fantastico dal lato chirurgico è risaputo, ma se non ci passi non puoi renderti conto del suo grande lato umano: ha davvero una marcia in più. Greta è rimasta in sala operatoria 12 ore e io 8, e mio marito che è sempre rimasto fuori ad aspettare è stato tenuto informato costantemente per tutta la durata dell'intervento".