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Dimenticano garza nella pancia durante parto cesareo: neo mamma operata due volte per l’infezione

Per l’incredibile errore ora il Tribunale civile di Catania ha condannato la clinica privata del capoluogo etneo al pagamento di oltre 21mila euro di risarcimento del danno alla donna.
A cura di Antonio Palma
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Immagine di repertorio
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Quello che doveva essere un evento felice come un parto, si è trasformato in un lungo calvario medico per una partoriente siciliana ricoverata in una clinica di Catania. Durante il parto cesareo, infatti, i medici le hanno lasciato una garza nell'addome che le ha causato problemi fisici per lungo tempo e l'hanno costretta a sottoporsi a ben due interventi chirurgici in pochi giorni. Per questo ora il Tribunale civile di Catania ha condannato la clinica privata del capoluogo etneo al pagamento di oltre 21mila euro di risarcimento del danno alla donna.

La vicenda risale a nove anni fa, nel 2015, quando durante l'intervento di parto cesareo i medici non avrebbero eseguito il conteggio delle garze prima di procedere alla sutura del taglio, così una garza era rimasta nell'addome della neo mamma senza che nessuno se ne accorgesse. Da quel momento per lei una serie di dolori lancinanti che l'avevano costretta a un nuovo ricovero in cui era emersa la presenza del corpo estraneo. Con un nuovo intervento, avvenuto nel febbraio del 2016, la garza era stata rimossa ma durante l'intervento i medici avrebbero determinato la disseminazione del liquido purulento ascessuale, causando così un successivo shock settico con addome acuto.

Una condizione che ha costretto la donna a una nuova operazione appena tre giorni dopo. Trasferita d'urgenza in una struttura ospedaliera pubblica, alla donna infatti è stata diagnosticata una sepsi addominale che ha richiesto un nuovo intervento chirurgico con una laparotomia esplorativa per peritonite purulenta, che però non si è rivelata risolutiva di tutti i danni, vista la permanenza dei sintomi più gravi. Per questo la donna ha portato in tribunale la casa di cura che ora è stata condannata e dovrà risarcire la ex paziente con 21,350 euro, oltre gli interessi e le spese peritali e legali.

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