Detenuto morto in carcere, la madre di Ivan Lauria ora si rivolge a Nordio: “Ho il diritto di sapere cos’è successo”
Domenico Ivan Lauria è deceduto il 15 novembre 2024 in una cella di isolamento del carcere di Catanzaro. A un anno di distanza, la perizia del medico legale disposta dalla Procura ha stabilito che la causa della morte è stata un arresto cardiocircolatorio. Il ragazzo, che aveva solo 28 anni, era in stato di intossicazione acuta da metadone, somministrato la mattina del decesso. Non è ancora chiaro perché gli sarebbe stato somministrato perché questo farmaco non risulterebbe presente nel piano terapeutico del detenuto.
Domenico Ivan era soggetto tossicodipendente, invalido civile al 75 % con gravi problemi di salute mentale accertati anche da consulenti d’ufficio nominati nei vari procedimenti penali. "Era in carcere da ormai due anni nonostante le sue condizioni di salute non lo rendevano compatibile con la detenzione – racconta Michela, la mamma del ragazzo – eppure non c'era mai un posto libero nelle Rems per farlo trasferire ed è stato invece trasferito in penitenziari sempre più lontani da me".
Il 2 novembre Domenico Ivan viene trasferito dal carcere di Rossano a quello di Catanzaro dove morirà appena 13 giorni dopo. La madre non era mai stata informata di questo trasferimento ma alle 23 del 15 novembre riceve una telefonata dove le comunicano che il figlio era deceduto in carcere. "Perché nessuno mi ha avvertita del trasferimento? E che cosa è successo in quelle quasi due settimane in carcere per arrivare a somministrargli quel farmaco?" si chiede Michela.
Le indagini ancora aperte
Nel frattempo la procura ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, al momento senza nessuno iscritto al registro degli indagati. In una prima fase i familiari di Ivan avevano sottolineato la presenza di lividi e ematomi sul corpo del giovane, chiedendo di fare chiarezza su questo elemento inquietante. Il sospetto che potesse essere stato picchiato è stato però smentito dal fatto che Ivan era ad altissimo rischio suicidio e aveva già in passato compiuto atti autolesionistici
"Secondo noi non si muore per caso in carcere, soprattutto se sei un sorvegliato speciale non sei morto per caso" ci dice senza troppi giri di parole l'avvocato Pietro Ruggeri, legale della famiglia Lauria.
Tre interrogazioni parlamentari
Sono trascorsi quasi due anni dal decesso di Ivan e nel frattempo la storia è arrivata fino in Parlamento. Tre le interrogazioni parlamentari presentate, a firma di Debora Serracchiani, Ilaria Cucchi e Riccardo Magi. A luglio il ministro della giustizia Carlo Nordio ha risposto al deputato di +Europa, annunciando che il ministero ha acquisito una approfondita relazione sulla vicenda ma ovviamente deve attendere l'esito delle indagini condotte dalla procura. Nel frattempo, parallelamente all'inchiesta giudiziaria, l'Amministrazione penitenziaria sta conducendo i propri accertamenti interni. Come chiarito proprio dalla risposta del ministro Nordio, le verifiche del DAP sono iniziate il 21 novembre 2024, ma dipendono strettamente dal lavoro dei magistrati. Lo scorso 24 luglio, infatti, le autorità carcerarie hanno chiesto alla Procura competente gli esiti dell'autopsia e aggiornamenti sulle indagini. Attualmente il Ministero della Giustizia è in attesa proprio di questi risultati per dichiarare conclusa la propria ispezione interna e prendere eventuali provvedimenti di competenza.
E Laura rivolge un appello proprio al ministro Nordio: "Ho il diritto di sapere cosa è successo a mio figlio. Chiedo quindi al ministro di continuare ad osservare questa vicenda per accelerare i tempi. Abbiamo bisogno di sapere la verità e per farlo serve che si chiudano le indagini e inizi un processo".