Detenuto evade dal carcere di Venezia durante disinfestazione dalle cimici da letto: ha scavalcato il muro ed è scappato
Ricerche in corso e caccia all’uomo a Venezia dove un detenuto accusato di rapina è evaso dal carcere di Santa Maria Maggiore facendo perdere le sue tracce nella mattinata di ieri, 17 settembre. A darne notizia sono stati i sindacati di polizia Penitenziaria Uil Fp e Sappe denunciando per l’ennesima volta la mancanza di personale per poter sorvegliare un numero alto di detenuti.
La fuga è avvenuta mentre nel penitenziario veneziano era in corso la disinfestazione dalle cimici da letto. Il detenuto, un 33enne accusato di una violenta rapina e in attesa di giudizio, avrebbe approfittato della confusione del momento per allontanarsi indisturbato e sottrarsi ai controlli prima di scavalcare il muro di cinta e scappare. Per consentire la necessaria disinfestazione, infatti, da giorni i detenuti vengono spostati di volta in volta nelle altre sezioni e proprio durante questi spostamenti è avvenuta l’evasione.
“Con ogni evidenza a Venezia i 265 detenuti stipati in 158 posti disponibili, con un sovraffollamento del 168%, e 150 agenti assegnati quando ne servirebbero minimo 240, costituiscono un mix che determina ricadute e disfunzionalità in ogni campo, ivi compresi quelli della mera vigilanza e della sicurezza. Tanto più in una struttura datata e scarsamente manutenuta come quella veneziana in cui persino il muro di cinta è inagibile” denuncia Gennarino De Fazio, Responsabile della UIL FP Polizia Penitenziaria.
“È solo grazie allo straordinario impegno e alla professionalità degli operatori tutti, in primis quelli del Corpo di polizia penitenziaria, se non si realizzano evasioni di massa e in qualche modo il sistema tiene. Tuttavia, gli agenti sono ormai feriti nell’orgoglio, demotivati nel morale, stremati nelle forze e segnati pure fisicamente da un numero di aggressioni che si proietta a raggiungere la cifra monstre di oltre 4mila in un anno. Servono provvedimenti concreti, tangibili e d’immediata efficacia” aggiunge il sindacalista.
Dello stesso tono anche le denunce di Donato Capece, segretario generale del Sappe che afferma: “”Quello che è accaduto a Venezia è un fatto gravissimo che non può essere derubricato a semplice episodio di cronaca. La sicurezza di un carcere non può essere affidata all’improvvisazione e non può essere messa in secondo piano dalle esigenze, pur necessarie, di interventi di sanificazione e disinfestazione. Se gli spostamenti dei detenuti diventano una falla nel sistema di sicurezza, significa che qualcosa nell’organizzazione complessiva non ha funzionato”. “È evidente che una movimentazione straordinaria di detenuti richiede un dispositivo di sicurezza adeguato, perché ogni spostamento aumenta le criticità e le possibilità che qualcuno possa approfittare di una falla. Gli agenti non possono essere lasciati soli a fronteggiare situazioni di questo genere” aggiunge Giovanni Vona, segretario Sappe per il Triveneto.