Nasconde libreria, documenti e soldi dietro un muro durante la guerra in Siria, 15 anni dopo li ritrova intatti
Abu Bilal aveva nascosto la libreria del figlio dietro un falso muro per proteggerla dalla guerra. Tornato a casa il 24 agosto 2026, quindici anni dopo, l'ha ritrovata intatta: ha abbattuto con un martello la parete della sua casa di Homs, che aveva tirato su nell'ottobre del 2011 per proteggere gli attestati religiosi e i documenti personali del figlio. Ha ritrovato centinaia di volumi e importanti libri scientifici e religiosi, conservatisi in ottime condizioni. Il muro era stato costruito nell'ottobre del 2011, nei primi mesi della guerra in Siria. Abu Bilal aveva deciso di mettere al riparo i libri prima di lasciare la città: li aveva sistemati nello spazio più stretto possibile, isolandoli dalla parete e coprendoli con del cartone.
Da qualche mese era scoppiata la guerra civile: il 15 marzo, infatti, migliaia di persone – soprattutto giovani – manifestarono a Damasco e Aleppo contro il regime di Assad, chiedendo riforme, ma la repressione del regime scatenò la guerra civile combattuta contro l'Esercito siriano libero (ESL). Una guerra che sarebbe durata fino al dicembre del 2024, quando il regime di Assad è crollato sotto gli attacchi dei ribelli, portando il paese a un lungo periodo di transizione.
Ma nel 2011 la situazione si fece da subito tragica, con la violenta repressione da parte delle forze governative, portando Bilal a mettere al riparo il suo "tesoro" non appena cominciarono a cadere le bombe sulla sua città: "Grazie a Dio, per ora va tutto bene, a parte un po' di polvere dovuta alla demolizione" dice l'uomo mentre sfonda la parete con un martello e comincia a vedere i dirsi dei libri, protetti anche da una copertura di cartoni. Oltre ai libri e ai documenti c'erano anche dei soldi conservati nella libreria, oltre ad attestati di recitazione coranica e alcuni rosari.
Il figlio dell'uomo, Bilal, che si è trasferito in Kuwait per sfuggire alla guerra, ha raccontato che quello che si vede è parte della biblioteca privata del padre. Il padre si era rifiutato di partire prima di terminare la costruzione del muro, isolando e salvaguardando i libri, assicurandone la loro protezione. In questi quindici anni di esilio il destino della biblioteca era stato uno dei pensieri principali della sua famiglia, spiega l'uomo. Bilal ha pian piano scoperto i libri: "Mille lodi a Dio: Dio ci ha benedetti e ci ha permesso di tornare alla nostra terra. Anche nello spazio più angusto abbiamo trovato posto per un libro, sfruttando ogni centimetro, dato che non ne avevamo più".
Homs era la terza città più popolosa della Siria, nonché uno snodo strategico del Paese, collegando la capitale Damasco (a sud) con Aleppo (a nord) tramite l'autostrada M5. Ma era anche in una posizione strategica vista la vicinanza alle risorse energetiche e al porto di Latakia. Mentre la città era bombardata, Abu Bilal ha costruito questo finto muro, nonostante il rischio che la casa crollasse, che i muri si frantumassero e qualcuno avrebbe potuto trovare il suo segreto: "Li abbiamo sepolti mentre fuori cadevano le bombe a barile. Giuro su Dio che li porteremo sulle nostre spalle, in barba ad Assad". Quindici anni dopo, invece, con l'aiuto di un martello, è riuscito a recuperarli.