Detenuto ai domiciliari citofona al carcere: “Ho fame, voglio tornare in cella”
Il sogno di ogni detenuto è quello di poter abbandonare gli spazi angusti e il sovraffollamento del carcere per tornare finalmente nella sua abitazione, magari avendo tempo a volontà per stare con amici e parenti. Eppure ad Arezzo le cose sono andate esattamente al contrario: un detenuto ha suonato al citofono del penitenziario, neanche fosse quello di un condominio, ed ha chiesto di poter tornare in cella perché era stanco di starsene a casa. Il protagonista della vicenda è un napoletano di 33 anni che qualche settimana fa aveva lasciato la sua cella del carcere San Benedetto dopo un periodo di detenzione per reati di droga. L'uomo avrebbe dovuto concludere la condanna ai domiciaiari a Foiano.
Invece, dopo averci riflettuto per giorni e giorni, venerdì è "evaso" dai domiciliari: non per darsi alla latitanza, ma per tornare in cella. Così ha suonato al citofono del penitenziario e ha spiegato: "Non voglio più vivere in questo modo — ha detto agli agenti di custodia — non ho da mangiare, rivoglio la mia cella, almeno potrò mangiare tre volte al giorno". Dall'altra parte gli hanno spiegato che non funziona così, che non è un condominio e che non avrebbero potuto incarcerarlo. Il 33enne ha insistito: "Mio padre mi spedisce 150 euro al mese, con una cifra del genere non si vive".