I telefoni non funzionano: rivolta dei detenuti nel carcere di Enna, devastato un padiglione

È esplosa una violenta rivolta all’interno della casa circondariale Luigi Bodenza di Enna, dove circa un centinaio di detenuti del vecchio padiglione si è impossessato di alcune sezioni dell’istituto, mettendole a soqquadro e danneggiando le telecamere di sorveglianza.
Secondo le prime ricostruzioni, i detenuti avrebbero agito dopo giorni di tensione legati all’interruzione delle comunicazioni telefoniche con l’esterno. Il guasto, provocato nei giorni scorsi da un fulmine che aveva messo fuori uso le centraline, aveva impedito ai ristretti di contattare le famiglie. Sebbene il disservizio fosse stato risolto nella mattinata odierna, la situazione è comunque degenerata.
Nel corso della rivolta sono stati provocati danni significativi alle strutture interne e distrutti diversi impianti di videosorveglianza. Al momento non risultano comunicazioni ufficiali su eventuali feriti o sull’entità complessiva dei danni.
“Da mesi denunciamo la grave carenza di personale al carcere di Enna – dice Mimmo Nicotra, presidente nazionale Consipe, confederazione sindacati polizia penitenziaria – Avevamo chiesto che i detenuti fossero sfollati per permettere la ristrutturazione del carcere che è vetusto. La propaganda del governo e del ministro Carlo Nordio si infrange con la realtà delle carceri italiane. Ci sono 65 mila detenuti stoccati dentro istituti che sono vere e proprie polveriere. Ad Enna i detenuti, invece di essere sfollati, sono stati trasferiti in altre sezioni dello stesso istituto. Ora la situazione è gravissima”.
L’episodio si inserisce in un contesto già segnato da criticità strutturali e organizzative. Nei giorni scorsi, infatti, il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE) aveva segnalato un nuovo tentativo di evasione, il secondo in pochi giorni, poi sventato dagli agenti. Secondo il sindacato, alcuni detenuti sarebbero riusciti a raggiungere l’intercinta scavalcando le recinzioni interne, nel tentativo di recuperare pacchi lanciati dall’esterno. Durante uno di questi episodi un detenuto era rimasto ferito, riportando la frattura di una gamba.
Il SAPPE ha inoltre denunciato la cronica carenza di personale e il mancato avvio di interventi di messa in sicurezza già finanziati ma non ancora realizzati, definendo la situazione “non più sostenibile” per gli agenti impegnati quotidianamente nella gestione dell’istituto.
A fotografare la situazione contribuiscono anche i dati del Ministero della Giustizia aggiornati al 31 maggio 2026. Nel carcere di Enna risultano 214 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 167 posti, con un tasso di affollamento pari a circa il 128 per cento. A livello nazionale, nello stesso periodo, le persone detenute nelle carceri italiane sono 64.741, un dato vicino alle 65 mila unità richiamate dalle sigle sindacali.
Per quanto riguarda gli investimenti, il Piano nazionale complementare ha previsto risorse dedicate all’edilizia carceraria, inizialmente pari a 132,9 milioni di euro, successivamente ridotte a 107,6 milioni. Di questi, 70,89 milioni sono destinati ai padiglioni per adulti e 36,68 milioni alla giustizia minorile e di comunità.
Alla fine del 2025 risultavano spesi circa 43 milioni. Le tempistiche degli interventi sono state rimodulate: i lavori per le strutture minorili dovrebbero concludersi entro il 2026, mentre per i padiglioni degli istituti per adulti la scadenza è stata prorogata al 2028.
La rivolta di Enna riporta così al centro dell’attenzione le condizioni dell’istituto penitenziario e le criticità legate a sovraffollamento, organici ridotti e strutture datate, in un quadro che resta da tempo sotto osservazione.